The Ghost Writer
29 Ottobre Ott 2012 1513 29 ottobre 2012

L’astensione in Sicilia? Un saggio di lucidità

La mole di astenuti in Sicilia vale come fulgida promessa di speranza. La sconfitta della politica e dell’antipolitica è un dato che giustamente deve suggerire allarme ma non necessariamente preoccupazione, anzi.
Coloro che si sono astenuti alle regionali siciliane ci dicono una cosa molto chiara: che ne hanno abbastanza di una politica che non li rappresenta, ma anche che non si lasceranno rappresentare dall’antipolitica grillina, cui non concedono la patente d’unica alternativa.
Così come il bagliore delle schede bianche può illuminare uno scrutinio molto più delle pile di croci compostamente vergate sulle schede, altrettanto rumore fa quest’ampia astensione.
E’ un gesto che a me sembra palpitante, al limite dell’astinenza forzata.
Al rifiuto della delega in bianco alla politica incapace di rinnovarsi si aggiunge il rifiuto alla delega rocambolesca e scapigliata che chiede il comico genovese.
Di certo Grillo porta a casa un risultato straordinario, in linea con le tendenze che sondaggisti e analisti hanno previsto negli ultimi mesi. Ma non riesce a prendere tutto il mercato perso dalla politica. Che sia un ceto medio profondamente riflessivo, che si tratti di un popolino che la rete non raggiunge o che si tratti di una sfiducia universale e omnicomprensiva non conta.
Il dato è che c’è una quota d’elettori che vuole realmente di più e con forza, al punto di reagire con un ostinato silenzio che restituisce al caos elettorale il suo più verace messaggio: il silenzio, appunto.

Grillo può spaventare davvero, e non lo scrivo a cuor leggero né col minimo intento propagandistico, perché in Sicilia sarei stato tra quegli ostinati e astinenti astenuti. Di Grillo può spaventare una delega chiesta e ricevuta in una tinta che ha ancora più del bianco cui siamo stati abituati. In questo caso la delega è impallidita fino a un’evanescente trasparenza che nell’alchimia del consenso sfugge straordinariamente all’equazione tra azione e reazione del leader.

Le fortune e le sfortune di Berlusconi sono state direttamente proporzionate, negli anni, alle sue azioni e al relativo impatto comunicativo che ha saputo trarne, nel bene e nel male. Grillo ha invece “disorganizzato” un’opinione che gli preesisteva e che gli sopravvivrebbe qualunque sciagurata scelta compisse. Si è intestato una sensazione più che un’idea e conseguentemente una delega senza alcuna forma di controllo, come neanche Berlusconi mai è stato prossimo a fare.

Letta così, se è lecito, quest’astensione mi sembra un voto di straordinaria illuminazione. Del resto anche Saramago, elaborando un paradossale “saggio” in uno scenario di silenzio elettorale di massa, lo definì “sulla lucidità”.

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