Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
29 Ottobre Ott 2012 0855 29 ottobre 2012

L'esempio inglese per attrarre investimenti, cervelli e lavoro

Alessandro Manzoni racconta ne “I Promessi Sposi” che Renzo Tramaglino, dopo le note avventure non sempre fortunate, si trasferì a Bergamo per mettersi in affari con il cugino Bortolo. Non fu solo la presenza del cugino ad attrarlo, ma, a quanto pare “Arrivò da Venezia un altro editto, un po’ più ragionevole: esenzione, per dieci anni, da ogni carico reale e personale ai forestieri che venissero a abitare in quello stato. Per i nostri fu vera cuccagna”.

Osservando i Paesi industrializzati che riescono ad esprimere la maggior crescita economica ci si accorge di quanto la modernità del sistema fiscale, come nella Repubblica di Venezia nel 600’, sia strettamente legata alla capacità di attrarre soggetti non residenti.

In Gran Bretagna, ad esempio, un soggetto proveniente da un altro Stato può acquisire lo status di “resident not domiciled”. Una persona fisica, per esempio italiana, che decida di trasferire in Inghilterra solo la residenza, ma non anche il “domicilio” (concetto fiscale che coincide con quello di “dimora permanente”), potrà beneficiare dell’esenzione dalle imposte sui redditi e dalle imposte sul capital gain, relativamente ai proventi di fonte estera, e non sarà soggetta ad imposta di donazione e di successione per i beni che si trovano al di fuori del Regno Unito: detta agevolazione perderà efficacia solo nel momento in cui il contribuente decida di introdurre i proventi di fonte estera nel Regno Unito.

Il beneficio non si estende invece ai redditi di fonte inglese, per i quali si applicano le regole ordinarie in tema di tassazione dei redditi, generalmente applicate a tutti gli altri contribuenti: la differenza tra le due categorie di soggetti, in sintesi, consiste pertanto nell’esenzione dei redditi di fonte estera ammessa solo per cd. resident not domiciled.

Per capire la portata derivante dall’introduzione di una norma analoga nel nostro ordinamento basterebbe immaginare quanti stranieri già abituati a frequentare il nostro Paese, potrebbero essere interessati se potessero contare anche su un sistema fiscale competitivo con quello inglese.

E’ evidente che si tratta di una norma rivolta a un’elitè di soggetti, cd. high net worth, con alte capacità di investimento, ma allo stesso tempo occorre considerare che proprio da tali soggetti può arrivare un nuovo impulso all’economia, sia grazie e nuove attività imprenditoriali, sia, più semplicemente attraverso consumi e investimenti come nella Londra dei nostri giorni.

Quello sopra è un estratto di un mio intervento su Il Riformista del dicembre del 2006. Più che il Dio stramaledica gli inglesi! di Mario Appelius si dovrebbe costruire anche in Italia ed a maggior ragione oggi che nel 2006 un sistema simile in grado di attrarre anche in Italia talenti, capitali e quindi crescita e sviluppo. La competizione mondiale per le risorse finanziarie è anche competizione fiscale. Con la demagogia non si attraggono capitali, ne cervelli ed idee.

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