Fortezza Bastiani
30 Ottobre Ott 2012 1117 30 ottobre 2012

El Alamein, 70 anni dopo: inaugurato il Parco Storico del Campo di Battaglia

Tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942, sulle sabbie roventi del deserto egiziano, a poco più di 100 chilometri da Alessandria d'Egitto, le truppe italiane e tedesche guidate da Erwin Rommel si scontrarono con l'armata britannica del generale Bernard Law Montgomery nella battaglia decisiva per il controllo del teatro nordafricano. La vittoria inglese segnò l'inizio della fine per gli eserciti dell'Asse. 70 anni dopo, un grande museo a cielo aperto mantiene viva la memoria di vinti e vincitori di quello che fu uno degli scontri più cruenti della II Guerra Mondiale.

Il simbolico taglio del nastro è avvenuto durante la cerimonia ufficiale per il settantesimo anniversario al Sacrario Italiano di El Alamein, con la posa del cippo numero uno: è nato così il Parco Storico del Campo di Battaglia, oggi finalmente visitabile. All'impresa, promossa dal professor Aldino Bondesan, del dipartimento di geoscienze dell'Università degli Studi di Padova, hanno collaborato, attraverso accordi formali di cooperazione, anche la Società Italiana di Geografia e Geologia Militare, la testata telematica www.congedatifolgore.com e l‘Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia.

Il parco si sviluppa attraverso un percorso storico contrassegnato da 62 cippi memoriali distribuiti lungo la linea del Fronte, divisi in sette differenti percorsi che portano ad attraversare i luoghi più significativi della battaglia. Il primo cippo, donato dalla Presidenza della Camera dei Deputati, è stato scoperto come atto finale dell’opera intrapresa in terra egiziana il 20 ottobre, anniversario della battaglia, proprio dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, alla presenza delle autorità diplomatiche e militari e della medaglia d’oro al valor militare Gianfranco Paglia.

«Il Progetto El Alamein - spiega il professor Bondesan - ha come scopo lo studio, la documentazione e la preservazione del fronte della battaglia, oggi minacciato dall’aumento delle attività di sfruttamento petrolifero e dallo sviluppo urbanistico incontrollato del settore costiero. La salvaguardia del fronte passa attraverso il censimento, la mappatura e il ripristino delle postazioni più significative e, da ottobre, anche attraverso visite organizzate al parco storico». Sono già stati 500 nell’ultimo mese i visitatori che si sono potuti recare nel deserto, con mezzi fuoristrada, e che hanno potuto visionare trincee e postazioni riportate alla luce dopo tre anni di lavoro sul campo.

«I dati raccolti dai volontari che si recano a proprie spese nel Deserto egiziano ogni 60 giorni circa, vengono registrati in forma digitale nel Centro di Documentazione Campagna del Nord Africa dell’Università di Padova, affinché siano disponibili sul web» prosegue Bondesan. «Le stesse squadre, accompagnate da un ricercatore dell’Università, ripristinano i luoghi più significativi, individuati attraverso un meticoloso incrocio di dati. Prima della missione, infatti, vengono esaminate ed interpretate le foto aree e le immagini satellitari, la documentazione raccolta presso gli archivi storici italiani e internazionali e le foto dell’epoca. In questo modo l’Università assicura una regolare e coordinata azione di censimento e ripristino».

Ci sono voluti tre anni di lavoro e 266 volontari, che, a proprie spese, hanno compiuto le prime 15 missioni nel deserto egiziano. Ben 1500 le postazioni censite e 450 quelle ripristinate. Sarà a breve pubblicato un Atlante Storico Geografico che agevolerà la visita sul campo. Il Parco, sottolineano i promotori, non gode di finanziamenti statali ed è interamente sostenuto dalle sottoscrizioni di singoli donatori.

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