Appunti e disappunti
30 Ottobre Ott 2012 1413 30 ottobre 2012

Sicilia: dalla vergogna allo stupore

Quando nel 2006 la maggioranza dei siciliani rielesse Cuffaro a scapito della sfidante Rita Borsellino ebbi un senso di vergogna. Una vergogna come siciliano, una vergogna per una maggioranza di elettori che sosteneva una contiguità palese col clientelismo mafioso. Il mio senso di vergogna aveva anche un grave precedente penale, quello dell'ormai famoso 61 a 0 che decretava la Sicilia come feudo incontrastato del berlusconismo più becero. Per questa ragione negli anni avvenire ho palesato un pessimismo di sapore gattopardiano con cui mi sono rassegnato a convivere…

Alle precedenti elezioni regionali il mio sentimento era già mutato in un disinteresse, verso una competizione elettorale che confermava Lombardo contro una disinteressata sfidante come la Finocchiaro. Ma allora era nata una novità, la comparsa della lista di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente. I risultati non superarono la soglia del 2% confermando una scarsa propensione dei siciliani verso qualcosa di nuovo e indecifrabile, quando nelle altre regioni italiane la situazione appariva già ben più dinamica.
Domenica invece è avvenuto qualcosa di straordinario e incredibile, l'affermazione del Movimento 5 Stelle come primo partito dell'isola e la virata a sinistra, con un governatore antimafia e omosessuale: troppe novità messe assieme per essere vere.

In realtà un’incredibile convergenza di fattori ha permesso un risultato così anomalo persino per l'intero stivale, ma una vicenda che va comunque presa con le pinze... Il dato dell'astensionismo infatti è forse l'alleato più fedele di questa affermazione del M5S perché ha tagliato fuori la gran parte dei voti clientelari, nonché di coloro che per sdegno hanno preferito astenersi. Così gli unici che hanno mantenuto fede al loro voto sono stati coloro che credevano fermamente nella loro scelta. I simpatizzanti a cinque stelle in primis, ma anche chi a sinistra ha intravisto un'opportunità. Mentre a destra l'erosione dei consensi e la divisione produceva i suoi effetti.

Queste circostanze così complesse a mio avviso non hanno modificato la natura reale dell'elettorato siciliano, perché e più semplicemente esso ha avuto molte più ragioni per non recarsi alle urne. Non è solo una legittima disillusione, ma anche il disincanto contro le promesse clientelari dei politici: un posto di lavoro, una concessione edilizia o un'amicizia utile a Palermo. Oggi anche questo elettorato ha smesso di crederci (oserei dire per fortuna!) lasciando a bocca asciutta certi loschi candidati in cerca di un vitalizio.

Pertanto dal personale stupore del risultato elettorale, si lega in me la consapevolezza che la Sicilia non è cambiata realmente ma ha lasciato esprimere quella parte di cittadini che, grazie all'astensionismo, per anni si è trovato completa minoranza, dannandosi dei soliti risultati. Per una volta la crisi economica, occupazionale e persino dei partiti, ha liquefatto un meccanismo perverso che ingabbia la Sicilia a se stessa. Per una volta almeno un mutamento di coscienza nazionale passa dalla Sicilia: godiamocelo finché dura...

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