Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
30 Ottobre Ott 2012 0821 30 ottobre 2012

Smart city: le città vanno ripensate. È questa la sfida per l’immobiliare del futuro

Ieri Bologna è stata proclamata la “città più intelligente d’Italia”, seguita da Parma e da Trento, città che hanno dallo loro la flessibilità che ne deriva a renderle “smart”: secondo l’accezione della Commissione Europea, difatti, “Smart City” significa Smart economy, Smart people, Smart governance, Smart mobility, Smart environment, Smart living. In altre parole, “smart” l’Unione Europea lo riferisce a quelle città capaci di incidere positivamente sulla qualità urbana secondo una valutazione basata su parametri economici, sociali, culturali, ambientali, abitativi e gestionali.

Le città di tutto il mondo stanno però diventando sempre più grandi: entro il 2015, ci saranno ventidue aree metropolitane con una popolazione di oltre 10 milioni di persone. In tutto il mondo, circa 180.000 persone si spostano nelle città ogni giorno. Ma mentre la crescita, nel passato, era la principale grandezza per misurare il successo economico, oggi la crescita demografica rappresenta una grande sfida per i governi comunali. Più persone significa un maggiore consumo di risorse preziose come l’acqua e l’energia, gravando così ulteriormente su strutture e infrastrutture vecchie, se non addirittura obsolete.

Ma il rovescio della medaglia, e che le città in (forte) crescita rappresentano anche una grande opportunità; pensiamoci bene: dopo tutto, la popolazione è in crescita in determinate zone e determinate città, perché le persone si aspettano di trovare posti di lavoro migliori, e annesse retribuzioni, di quelli che potrebbero trovare nelle zone rurali o nelle piccole città. E le opportunità economiche hanno più facile vita con la creazione di networks, soprattutto specialistici, grazie al fatto di avere un bacino di persone con interessi, aspettative e prospettive comuni di diverse centinaia di migliaia, se non addirittura milioni, di individui. Ma è un dare-avere con le città stesse, che possono trarre beneficio - non solo economico - quando forniscono le infrastrutture, materiali, e digitali, che consentono a queste persone di prosperare economicamente.

Ma a fronte della riduzione di bilanci e con risorse limitate, è impensabile continuare a percorrere la “vecchia strade” con la costruzione di nuove strade, nuovi edifici e nuove infrastrutture per sostenere lo sviluppo delle città.

Così, invece di impegnarsi per una crescita “fisica”, oggi il successo di una città dovrebbe essere misurato da quanto sapientemente utilizza l’energia, l’acqua e le altre risorse, e come, così facendo, riesca a mantenere un’elevata qualità della vita per i suoi abitanti. L’obiettivo deve essere quello di creare città “intelligenti” per come utilizzano le risorse a disposizione. Fortunatamente, i progressi tecnologici e la messa in Rete delle informazioni degli ultimi anni, stanno e andranno a fornire nuove prospettive di vita per le vecchie infrastrutture fisiche. Facciamo qualche esempio.

A Sonoma, nella San Francisco Bay Area, in California, sono stati installati dei sensori in grado di individuare problemi, come perdite di pressione o rotture, nelle tubature dell’acqua, e quindi evitare, o meglio limitare, interruzioni potenziali; il tutto a costi molto più bassi rispetto alla sostituzione di un acquedotto, sfruttando le infrastrutture esistenti.

A Mesa, in Arizona, il Dipartimento di Polizia, è stato in grado di ridurre la criminalità del 25 per cento grazie ad un approccio basato sulla condivisione delle informazioni tra le vicine città di Chandler, Gilbert, Tempe, e circa cinquanta altre città in tutto lo stato dell’Arizona, abbattendo, in sostanza, quelle barriere invisibili. Le stesse barriere che abbiamo tra i vari uffici pubblici dei vari enti in Italia.

Ma questi esempi non accadono sono solo negli Stati Uniti. A Malta, dove l’energia è molto cara come prezzo netto sono stati pianificati, a partire dal 2009, e sono in corso di completamento, la costruzione di un sistema di contatori intelligenti che riuniscono in un unico pannello le forniture di energia elettrica, e dell’acqua, in modo da fornire alle persone un’idea molto più chiara del loro utilizzo, e del costo, e quindi aumentare la conservazione.

E che dire del traffico? Per combattere la congestione del traffico e aumentare la velocità dei flussi veicolari, città come Stoccolma e Londra hanno istituito zone a traffico controllato, per accedere al centro in determinate ore del giorno. Nella capitale svedese già nel “lontano” 2006, a seguito di un referendum tra i cittadini, è attivo un sistema di pedaggio stradale, che consiste nel fotografare le targhe delle automobili che entrano nelle zone controllate del centro, che ha prodotto una diminuzione di quasi il 25% del traffico, determinando un conseguente miglioramento del flusso di traffico in tutta la città. L’uso maggiore dei mezzi di trasporto pubblico ha una prodotto una discesa dell’inquinamento del 14%. E anche Milano, con l’area C, è sulla buona strada, come dimostrano i dati della scorsa settimana.

Ma tutti i vari sistemi diventano ancora più preziosi quando sono collegati tra loro. La città di Rio de Janeiro ha integrato le informazioni da più di 30 dipartimenti della città in un unico centro operativo per visualizzazione in tempo reale, la gestione e l’analisi degli incidenti, in qualunque forma, in tutta la città. Il sistema ha iniziato monitorando eventuali inondazioni per aiutare a migliorare la risposta alle emergenze nelle aree più affollate e nelle aree collinari residenziali della città, e attualmente con uno staff di 600 persone impiegate 24 ore su 24, vengono monitorate la gestione del traffico, la sicurezza pubblica e altri sistemi urbani. In tal modo Rio si prepara per ospitare grandi eventi come la Coppa del Mondo di calcio nel 2014, e le Olimpiadi del 2016.

E in Italia? Come detto ieri, è stata rilasciata la ricerca “ICity rate”, realizzata da FORUM PA che ha classificato 103 capoluoghi di provincia, in base ad oltre cento indicatori,riferiti alle dimensioni della governance della città, dell’economia, della mobilità, dell’ambiente, del capitale sociale e della qualità della vita. E le parole di Gianni Dominici, direttore generale di FORUM PA, che ha curato la ricerca, fotografano, a mio avviso, lo stato di ritardo della città italiane:

La classifica, piuttosto che considerarsi un punto di arrivo, vuole essere utile per fotografare lo stato attuale, di partenza dei processi in corso. Utilizzando la metafora delle corse automobilistiche, quella che restituiamo non è la classifica finale ma la griglia di partenza di una gara ancora tutta da correre.

Ecco le città in testa nelle diverse dimensioni smart

SMART ECONOMY: Pisa e Milano le città più avanzate
SMART ENVIRONMENT: Trento e Ravenna le città più verdi
SMART GOVERNANCE: la PA più smart è a Torino e Padova
SMART LIVING: a Siena e Trieste si vive meglio
SMART MOBILITY: a Milano e Venezia spostarsi è più facile
SMART PEOPLE: Bologna e Ravenna scommettono sui cittadini

Non in futuro, ma già oggi, per rendere le città davvero vivibili, devono ripensate in maniera intelligente per essere più intelligenti, rendendo più facile la vita delle persone: se lo sono, potranno svilupparsi rincorrendo le continue opportunità legate allo sviluppo economico e alla crescita. In caso contrario, saranno messe in ombra e superate dalle città che hanno e stanno gettando le basi per prepararsi alla futura crescita urbana. È il progresso.

Il mondo appartiene a chi lo rende migliore (cit. Ermes Ronchi).

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