The Ghost Writer
1 Novembre Nov 2012 1308 01 novembre 2012

Caro Grillo, se Di Pietro può andare al Quirinale, tu e il M5S a che servite?

«Antonio Di Pietro è l’unico che ha tenuto la schiena dritta in un Parlamento di pigmei». Così Beppe Grillo ha lanciato dal suo blog il leader dell’Italia dei valori nella corsa al Quirinale.
Che tra i due ci fosse un feeling era noto, ma non che potesse produrre un risultato del genere, anche se non è affatto detto che l’uscita di Grillo sia parte di una strategia condivisa con l’ex pm.
La condivisione della scelta è in effetti un aspetto rilevante della notizia, perché sarebbe curioso sapere se il nome del nuovo Capo dello Stato - che verosimilmente sarà votato dalla folta pattuglia di grillini che sbarcherà a breve in Parlamento - sia stato scelto dal Movimento o se sia stato indicato in modo assolutamente arbitrario dal vertice digitale.
Ad ogni modo colpisce che la cosiddetta antipolitica, nel suo momento di massima ascesa, indichi per la più alta carica dello Stato un politico più che consumato, già importante ministro e che siede in Parlamento da lunghi anni.
Colpisce perché di fronte a tale scelta vacilla il senso stretto che dovrebbe avere il M5S. Se Antonio Di Pietro può, a detta del capo dei grillini, ben rappresentare l’unità nazionale ed esercitare la più delicata delle funzioni costituzionali, allora a che serve Grillo e il suo movimento?
Se ci si può fidare di Di Pietro al punto di volerlo mandare al Quirinale, perché allora non sarebbe l’uomo giusto anche per governare il Paese? Perché creare un nuovo movimento quando c’è l’Italia dei valori che tanto nobilmente ha tenuto “la schiena dritta in Parlamento”?
Grillo sta forse imbastendo la sua prima alleanza, guardando a numeri che messi insieme possono davvero diventare rilevanti. Ma questa è una mossa sintatticamente azzardata. Di fatto il comico genovese trova un amico, ma lo fa teorizzando la propria assoluta inutilità.

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