Massimiliano Gallo
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1 Novembre Nov 2012 1937 01 novembre 2012

Passera mette a segno il primo, vero, colpo da politico

In Italia funziona così. Accade qualcosa di eclatante e si sta zitti. Ci si guarda l’un l’altro in attesa di muoversi, di fare un passo, di imboccare una direzione. Poi, d’improvviso, uno rompe il ghiaccio, alza la mano, o magari anche no, e dice la sua. E vede l’effetto che fa. Fantozzi, in un’opera memorabile, ebbe novantadue minuti d’applausi e ottenne l’ingresso nella storia del cinema italiano. Corrado Passera, più modestamente, domani conquisterà prime pagine di giornali. 

Ma, attenzione, Corrado Passera ha impartito una lezione di comunicazione. Mentre tutti se la facevano addosso e nessuno aveva l’ardire di commentare in maniera inequivocabile la decisione di Sergio Marchionne, lui ha detto la sua. Ipocritamente forse, furbescamente forse, ma l’ha detta. È stato il primo a lanciare un segnale: «La mossa di Marchionne non mi è piaciuta». Quei diciannove in mobilità in risposta ai diciannove reintegrati dal giudice. Come se si trattasse di palline. Un chiaro gesto provocatorio che, non a caso, ieri noi de Linkiesta avevamo indicato come un’azione diretta non tanto nei confronti dei lavoratori quanto nei confronti di Palazzo Chigi.

E Palazzo Chigi oggi ha risposto. Dietro Passera sono arrivati gli altri, dentro e fuori il Palazzo, da Elsa Fornero a Diego Della Valle (peraltro ormai nemico giurato della Fiat), che adesso sono le notizie di apertura di tutti i siti, persino dei siti di quei giornali che stamattina la notizia non l’hanno nemmeno pubblicata in prima pagina. Persino Marco Follini, non certo un comunista, ha detto la sua su Twitter: “Romiti non l’avrebbe fatto”.

Scommettiamo che domani sui quotidiani ci sarà un profluvio di interviste sul tema? Con ventiquattro e più ore di ritardo. Ma nella comunicazione politica conta il primo e il primo è stato Passera. Che, a modesto avviso di chi scrive, ha segnato il primo vero colpo da politico da quando ha intrapreso questa carriera. E difficilmente lo ha fatto a caso. Gli altri, anche quelli già impegnati in competizioni elettorali, hanno perso un’altra buona occasione.   

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