Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
2 Novembre Nov 2012 1150 02 novembre 2012

Il ricordo di mio padre, nel giorno dei morti

Oggi è il giorno dei morti, in cui si dovrebbe riflettere sulle persone che non ci sono più.

Ma le persone importanti per noi non muoiono, sono sempre presenti. Con i valori, le letture, i suggerimenti, le riflessioni, i ricordi, le emozioni vissute insieme.

Ma le persone importanti per noi non muoiono, sono sempre presenti. Con i valori, le letture, i suggerimenti, le riflessioni, i ricordi, le emozioni vissute insieme.

Mio padre nasce nel 1926 a Grazzano Badoglio (Asti). A soli 17 anni sale in montagna come partigiano. Ma cosa spinge un ragazzo a scegliere da che parte stare a soli 17 anni? Cosa fa oggi un ragazzo a quell’età? Sta attaccato a Facebook tutto il giorno? Altri tempi.

Così racconta Giorgio Bocca (Fratelli Coltelli, Feltrinelli, 2010, p. 38): “Che cosa è stata per chi l’ha fatta la guerra partigiana? La scoperta della libertà? Una felice illusione? Venti mesi di libertà dai legami dell’esistenza, dal posto della tua vita già deciso dagli altri, dai tuoi genitori, dal loro censo, dai loro calcoli e desideri. E anche la libertà fisica di andare dove ti portano le gambe, di giorno e di notte in un mondo ritornato immenso, dove puoi scegliere anche la tua morte, dove puoi vivere senza una lira in tasca, come il santo Francesco, e riscoprire ciò che la vita in società ti ha nascosto, quel desiderio del valico da superare verso il nuovo e l’ignoto. E dentro questo vago ma inebriante senso di libertà, tutti i ferrei doveri che hai liberamente scelto: il coraggio in guerra, la solidarietà con i compagni di lotta, la scoperta degli altri, dei poveri, dei deboli, l’intransigenza verso gli oppressori......La guerra partigiana era per i giovani arrivati dal lungo viaggio dentro il fascismo la scoperta della ragione, della conoscenza, l’uso, finalmente, della ragione e della conoscenza che la dittatura non aveva cancellato, ma sospeso dietro gli opportunismi e gli inganni”.

Un giorno mio padre mi raccontò la sua fuga. Era stato catturato dai tedeschi, ma riuscì a scappare in circostanze avventurose. Si salvò.

Al termine del racconto, mi citò Pietro Calamandrei (che ho avuto modo di leggere e apprezzare più avanti): “Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione” (Discorso sulla Costituzione, Milano, 26 gennaio 1955).

Nel saggio del Governatore della Banca d’Italia e Presidente della Repubblica Luigi Einaudi – Lezioni di politica sociale (Giulio Einaudi Editore, 1949) – che mi ha lasciato mio padre, ho trovato significativa una nota di Einaudi (che scrisse il libro nel 1944 quando esiliò in Svizzera durante il fascismo): “Compito della scienza non è d’inculcare una fede, ma d’insegnare il metodo di osservare i fatti (economici od altri) e di ragionare correttamente intorno ad essi”. Questo è proprio l’insegnamento che mi ha lasciato mio padre.

Come sapete, mio padre mi ha insegnato fin da ragazzo a tenere un archivio cartaceo con i migliori articoli della stampa italiana. E’ dall’archivio che pesco spesso qualche chicca per voi lettori.

A mio padre piaceva molto il filosofo Umberto Galimberti, e mi invitava a leggerlo la domenica sul Sole 24 Ore. E io ho continuato a leggerlo (e ritagliarlo).

Quando ho iniziato a insegnare in Università, ho capito un messaggio più volte reiterato da Galimberti: “Attraverso la cultura si offre agli studenti la possibilità di evolvere dall’impulso, a cui corrisponde come reazione il gesto (come il bullismo insegna), all’emozione, e dall’emozione a quella forma ancor più evoluta che è il sentimento dove i giovani si orientano davvero poco...Occorrerebbero dei test di personalità per vedere se il futuro insegnante, oltre a sapere, sa anche comunicare e affascinare, perché, come ci insegna Platone quando parla di Socrate, in età giovanile si apprende per fascinazione” (La distanza tra la cattedra e i banchi, 27 giugno 2009).

Io a lezione ci metto l'anima. Speriamo che i miei studenti se ne accorgano!

Caro Papi, la terra ti sia lieve. 

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