Spin Doctor
3 Novembre Nov 2012 0930 03 novembre 2012

Sel e Idv. C'è vita oltre Vendola e Di Pietro?

Nichi e Tonino. Sono loro i protagonisti dell’ultima settimana politica, oltre al solito Grillo. Il leader di Sel riprende quota, dopo l’assoluzione dall’accusa di abuso d’ufficio. Il leader dell’Idv invece perde terreno, ferito comunicativamente dall’inchiesta di Report sulla gestione dei fondi del partito. Ad unire i due la sconfitta in Sicilia, dove entrambe entrambe le compagini non sono riuscite a superare lo sbarramento del 5%.

I due partiti si trovano ad affrontare i mesi che mancano alle elezioni politiche da prospettive molto diverse, ma sembrano entrambi destinati a muoversi in uno spazio politico e comunicativo che si fa sempre più ristretto. L’Idv rischia di farsi trascinare a terra dalla caduta del suo leader, Sel rischia di non riuscire ad andare oltre la candidatura di testimonianza di Vendola alle primarie del centrosinistra.

Questa situazione è il frutto di una strategia politico-comunicativa che ha visto il racconto dei due partiti completamente sovrapposto a quello dei propri leader. Un po’ più allargato nel caso dell’Italia dei Valori che, anche grazie ad una sua compagine parlamentare e ad un discreto radicamento territoriale, ha sviluppato la propria narrazione attraverso diversi soggetti di parola; molto più accentrato quello di Sel che sembra non avere sbocchi comunicativi, nel bene e nel male, al di là di Vendola.

Il colpo subito dall’Italia dei Valori è stato duro, anche perché assestato proprio sul punto di forza del partito: la questione morale, la battaglia contro la casta, la denuncia del magna magna della politica. Oltretutto arrivato dopo poche settimane da un altro caso scottante, quello di Maruccio nel Lazio. Il punto è che colpito Di Pietro rischia di crollare elettoralmente tutto il partito, isolato nelle alleanze e assediato dall’opa ostile lanciata in questi giorni da Grillo.

Vendola, dopo l’assoluzione, riprende quota. Ma è lui a riprendere fiato, non Sel. Come successo nelle amministrative del 2011 e del 2012 quando Sinistra Ecologia e Libertà ha piazzato una serie di sindaci in città importanti ma come partito non è riuscito a raccogliere percentuali di voto significative. Sintomo di un consenso maturato più per protesta verso i candidati sostenuti dall’establishment (del PD) che per una vera forza elettorale del partito. In queste settimane Vendola è impegnato nelle primarie del centrosinistra, dove corrono i leader e non i partiti, è vero. Così il governatore fa una campagna tutta su di sé, sulla sua leadership, coerente con la sua narrazione da quasi dieci anni a questa parte. Il problema è: dopo le primarie? Potrà portare, da solo, Sel in parlamento?

Con i partiti più grandi (o ex grandi) impegnati nelle primarie, con il Movimento5Stelle che incalza facendo della partecipazione dal basso il proprio credo, con l’Udc e la Lega che per dinamiche sui generis corrono a parte, Sel e Idv sembrano non avere altra scelta, strategica, politica e comunicativa, che aprire le maglie della partecipazione al loro interno, se non vogliono liquefarsi ognuno nel destino del proprio leader.

Le primarie non sono la panacea per tutti i mali. Ma, a prescindere dalla legge elettorale e maggior ragione se si voterà con il Porcellum, introdurre meccanismi di partecipazione e scelta della classe dirigente e delle candidature sembra essere l’unica strada percorribile per superare quell’asticella che altrimenti rischia di marginalizzare l’Idv e di volatilizzare Sel. Per aprire un dibattito interno che non sia l’intervista al leader o il comunicato del segretario nazionale, per sopravvivere alle disgrazie di questo o quel front runner, per dare ai due partiti un respiro politico e comunicativo di medio-lungo termine.

Il percorso non sarà facile ma è necessario.
Servono regole semplici, chiare, precise. Ma per questo basta non prendere esempio dal PD.

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