THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
5 Novembre Nov 2012 1740 05 novembre 2012

I wanna a perfect soul

Entusiasmo da Madascar 3, il sogno Americano ormai è anche quello Italiano, idem il pragmatismo. Un tempo guardavo i social network come time killer, per svagarmi e magari postare qualcosa, qualche foto o ritrovare amici del passatissimissimo. Oggi non posso aprire la mia pagina di Facebook che trovo 20 richieste di amicizia, messaggi, minacce, offese, e fondamentalmente solo lavoro. Social. Network. Bisogna azzerare tutte le notifiche. Social Rehab. E il mio angolo di mondo, quello bianco su cui scrivere in nero, si sta dileguando. La mia mente è stata rapita, la mia vaghezza è stata rimpiazzata da attenzione concentrazione ritmo e vitalità. Sono le 4.40 ed è già buio. Si è appena aperta una nuova fase della mia vita: dopo la creatività libera, adesso la creatività è applicata, incanalata, strutturata. La mia mente segue percorsi ben definiti, è divenuta esigente e coordinatrice, non trova pace, ha messo un tappo proprio all'altezza dei polmoni: il collegamento cuore/testa si è spezzato. Sono rientrata nella realtà e vorrei già uscirne, scappare. Mi hanno incatenata. Un lavoro, due, tre, quattro ed ecco che smetti di guardare gli alberi verdi sopra la tua testa, ma controlli il tuo account email. Se vedo uno scoiattolo piango come rappresentazione viva di un miracolo della natura. Non è giusto, non è possibile. Sto impazzendo. Oggi scrivere è un problema, ieri era l'esperienza sensoriale più meravigliosa (o quasi) che avessi. Penso all'equilibrio trovato che poi detto dopo aver spaccato 10 piatti in porcellana urlando in casa da sola, non suona proprio coerente....ma sì, infondo si trova tutto quello che si vuole. Basta metterselo in testa: voglio questo. Eccolo. E quando non funziona, fine, si cambia. Sounds good vero? Se cementi i sentimenti, è così. E a me sembra di averli cementati quando non trovo il tempo per scrivere quel che mi passa per la testa. Ma non è una questione di tempo, perché si rimedia anche a quello. E' più una questione di vuoto. Il mio vuoto era creativo. Questo pieno invece mi distrugge l'anima. Voglio il vuoto, elaborarlo e modellarlo. Ah quante cose ci dà il vuoto. A volte è pesante, grigio scuro e stranamente pieno, ma puoi sempre trasformarlo in leggerezza, senza materia, ne colore. Stamani mi sono svegliata con un incubo che mi è rimasto dentro e che mi ha turbata. Turbata. Guai a chi mi tocca la mente, guai a chi tenta di entrarci e rapire quel che c'è dentro. Non scrutate, non andate a capire, non cercate. Lavoro, tanto, tantissimo, che non vedo l'ora di finire almeno due dei miei impegni che mi prendono l'anima. Vorrei darla a qualcun altro la mia anima. Lavoro in una nuvoletta, tutta bianca, anzi, per la verità sono due. L'equilibrio di un nuovo paese, una nuova cultura, lingua, abitudini, solitudine, nuovo lavoro, lavori, scuole, cibi, aerei, voli, prima freddo, poi caldo, sole e pioggia, vento e mare, acqua dolce, acqua salata, sabbia, pelle, bianca, pelle abbronzata, lentiggini, lenzuola, musica, libri, scritti. Alla fine c'è sempre il bisogno di scrivere, di sentire, di sognare, di partire, di sentire, sentire, sentire, sentire, sentire. Vorrei mani che mi accarezzano la testa, sentire i capelli che si spostano, sentire al di là del vedere, del toccare. Voglio chiudere gli occhi e pensare a qualcosa che non ho mai sentito, che non ho mai immaginato. Mi preparo al viaggio. Buona notte a tutti.

Mi puoi leggere anche qui

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook