Che tempio fa
5 Novembre Nov 2012 1002 05 novembre 2012

Sull’aborto i repubblicani sono “lupi in veste da pecore”: teologo cattolico Usa spiega il suo appoggio a Obama

«Amici e persone che non conosco hanno contestato il fatto che un teologo cattolico come me supporti pubblicamente la rielezione del presidente Obama». È chiaro, scrive sul quotidiano del Northwest Erie Times News Thomas Groome (docente al Boston College, copresidente di Catholics for Obama): sono Romney e Ryan a dichiararsi a gran voce pro-life; in realtà è proprio la sua «coscienza cattolica» a motivare l’appoggio a Obama. E precisamente in vista di una riduzione del numero di aborti negli Stati Uniti.

Il teologo cita la Dottrina sociale della Chiesa e il mandato evangelico a prendersi cura dei “più piccoli”: «I programmi sociali per il bene comune e in particolare per i più vulnerabili ne sono il nucleo». Il bilancio Romney-Ryan rischia di danneggiare proprio i più bisognosi: «Il 64% dei suoi presunti “risparmi” vengono dal taglio di programmi che aiutano le famiglie e le persone indigenti». Ma l’oggetto del contendere, qui, è l’aborto, e Groome spiega perché, in quanto antiabortista, dà il suo supporto a Obama.

Con circa 1milione 300mila aborti ogni anno, negli Usa l’aborto rappresenta «una grave crisi morale». Quando si ha di fronte un dilemma strategico nell’applicazione di un principio morale generale, i cristiani devono scegliere il male minore e il bene maggiore. In questa prospettiva, «la scelta morale più percorribile è di ridurre il numero degli aborti». Ne consegue che «i cattolici come me e i cittadini che la pensano allo stesso modo devono appoggiare il candidato che ha le migliori politiche di riduzione degli aborti».

Ecco perché, allora, scegliere Obama: «Vi è ampia evidenza del fatto che buoni programmi sociali possono ridurre drasticamente il numero di aborti, e che la loro assenza lo fa salire. Gli olandesi e i tedeschi hanno tassi di aborto pari a un terzo di quello degli Usa perché hanno un sistema sanitario globale, che comprende la cura prenatale e postnatale e programmi che incoraggiano l’adozione.

Se, dunque, il governatore Romney si atterrà al suo impegno a rescindere l’Affordable Health Care Act, accoppiato alla proposta di bilancio Romney/Ryan che taglia i servizi ai poveri, allora sotto un’eventuale amministrazione Romney è inevitabile che il tasso di aborti negli Usa schizzi alle stelle, afferma Groome. Se venisse eletto, Romney sarebbe l’ultimo di una schiera di presidenti repubblicani formalmente pro-life ma le cui politiche sociali non hanno fatto che aumentare il numero degli aborti: come nel caso dei tagli ai servizi sociali durante l’amministrazione di Ronald Reagan. Al contrario, sotto Bill Clinton , il miglioramento dei servizi sociali ha portato con sé un calo del 30% delle interruzioni di gravidanza.

Sull’aborto, dunque, i repubblicani non sono che “lupi in veste da pecore”; mentre Obama ha rispettato il suo impegno, inserito personalmente nella piattaforma democratica del 2008 (e reiterata nel 2012), di «difendere con forza la decisione di una donna di avere un figlio assicurando l’accesso e la disponibilità di programmi per l’assistenza sanitaria pre- e postnatale, per l’educazione alla genitorialità, per l’appoggio economico e programmi di assistenza all’adozione». Non solo: Obama ha trasformato in legge il Fondo di Assistenza alla Gravidanza, un programma da 250 milioni di dollari che aiuta le organizzazioni locali a tutelare le donne incinte indigenti che intendono portare avanti la gravidanza. Ha ampliato e triplicato il credito fiscale per le adozioni e propone di renderlo permanente; ha appoggiato il Credito fiscale per i figli (che Romney vuole tagliare): tutte misure che faranno calare il numero di aborti.

Questo, i repubblicani non l'hanno fatto.

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