Marco Sarti
Camera con vista
6 Novembre Nov 2012 1624 06 novembre 2012

Visto il regolamento, forse a Renzi conviene candidarsi alle primarie Pdl

Si voterà un giorno solo. Non ci saranno Albi, registri e schedature varie. Potranno recarsi alle urne tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali. Per scegliere il candidato premier sarà sufficiente andare ai seggi. Qualche ora fa il Popolo della libertà ha presentato la bozza di regolamento per le primarie. Un sogno, per Matteo Renzi. A via dell’Umiltà sembra che abbiano seguito il modello proposto dal sindaco di Firenze. Meno limitazioni possibili «allo scopo di favorire la più ampia partecipazione popolare alla vita politica».

Anzitutto bisogna essere onesti. Il Popolo della libertà può essere soddisfatto solo a metà. Pensare un regolamento per le primarie più complicato di quello adottato dal centrosinistra era quasi impossibile.

Il risultato è paradossale. Fino a poco tempo fa non si sapeva neppure se il partito del Cavaliere sarebbe riuscito a organizzare il voto (tutto dipendeva dalla candidatura o meno di Berlusconi). Non si conoscevano date, regole, candidati. Nel giro di pochi giorni le primarie Pdl rischiano di diventare un modello da seguire.

Ma allora era davvero così facile? Certo, ci sono delle differenze. A via dell’Umiltà non temono infiltrazioni di elettori altrui. Semmai la vera preoccupazione è legata alla scarsa affluenza alle urne. Eppure un regolamento così semplice e chiaro restituisce il sereno dopo mesi di complicate polemiche su ballottaggi aperti o chiusi, diritto di voto per sedicenni e immigrati, iscrizioni all’Albo, ricorsi al garante della Privacy, luoghi diversi per la registrazione e il voto….

Allora, il candidato premier del Pdl sarà votato domenica 16 dicembre. Turno unico, senza ballottaggi. La bozza del regolamento potrà essere emendata fino a domani. Giovedì alle 12 l’ufficio di presidenza del partito approverà il regolamento definitivo. Per votare sarà sufficiente riconoscersi nei valori del Pdl e versare due euro. Per candidarsi bisogna raccogliere 10mila firme (gli esponenti del Pd che hanno sfidato Bersani ne hanno dovute trovare prima 18mila tra gli iscritti - in alternativa a 95 tra i delegati dell’Assemblea - poi altre 20mila). 

Un consiglio spassionato a Matteo Renzi. Ma è proprio sicuro che non gli conviene cambiare primarie? Forse è ancora in tempo.

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