Vittorino Ferla
La Luna storta
7 Novembre Nov 2012 0924 07 novembre 2012

Elezioni in Italia e in USA. Un oceano di mezzo

7 novembre 2012. Mentre l'Italia ancora si stropiccia gli occhi, l'America va.

L'oceano di mezzo è ancora più grande.

In poche ore i cittadini americani hanno un nuovo Presidente. Senza se e senza ma. Senza quorum. Senza premi di maggioranza. Senza liste bloccate. Senza tre o più preferenze. Senza i 'partiti del ventre' (questa l'ha inventata Gobetti, chiedete a lui...). Senza clan personali autoproclamatisi partiti. Senza mezze coalizioni. Senza grandi coalizioni (che poi è la stessa cosa). Senza formule alchemiche (progressisti e democratici, centro più sinistra, centrosinistra senza trattino, progressisti più moderati, statalisti vs liberisti, e via cianciando, libertà-si-ma-solo-se-lo-stato-e-il-partito-sono-d'accordo). Senza governi di salvezza nazionale. Senza politici che fanno finta. Senza notabili a disposizione (Galli Della Loggia dixit). Senza tecnici che rispondono soltanto al loro ristretto establishment.

L'oceano di mezzo è ancora più grande.

Ieri su Facebook. Un mio amico, autorevole intellettuale di sinistra, posta: "In bocca al lupo, Obama!" Rispondo: "Anche perché in Italia, con questa legge elettorale... c'è un oceano di mezzo...". E lui: "purché non pensiamo che il problema italiano sia la legge elettorale: su questo abbiamo già dato".

Sarà. Ma abbiamo dato il nostro peggio. Invece le istituzioni sono importanti. Se non funzionano bene, i cittadini non hanno il potere di decidere e le politiche pubbliche restano affare delle caste. In Parlamento, proprio nel giorno dell'Obama-day, passa una norma elettorale che fissa un premio di maggioranza al 42,5 per cento. Tradotto per i non addetti ai lavori, significa che quando andremo a votare potremo a mala pena scegliere una bozza di coalizione. Ma alla fine nessuno otterrà la maggioranza, non ci sarà chiarezza sul governo, chi vincerà sarà messo sotto tutela, chi prenderà il 5 per cento conterà come se avesse preso il 50 per cento, chi verrà punito dagli elettori avrà un'ottima chance di resistere altri quattro anni. E così la democrazia italiana resta bloccata, come è sempre stata - con modalità diverse, certo - dalla fine del fascismo ad oggi. Altro che USA.

L'oceano di mezzo è ancora più grande.

Pochi ne hanno parlato. Ma in molti Stati americani gli elettori erano chiamati anche a rispondere a numerosi quesiti referendari. Gli Stati di Washington, Massachussets e Colorado danno il via libera alla legalizzazione della marijiuana per uso generale. Nel Colorado anche per scopo ricreativo. Sono i primi stati americani ad assumere una tale decisione in un referendum. Una misura così tramite un referendum popolare? Si, proprio così... In più, gli Stati di Washington, del Maryland e del Maine danno l'ok ai matrimoni gay (il Minnesota invece no). Per la prima volta viene dato il via libera alle nozze gay con un referendum. Con un referendum? Si, con un referendum. La Florida invece ha respinto il referendum in cui si chiedeva di tagliare i fondi federali per l'aborto. Il no alla proposta dovrebbe essere passato con il 55% dei voti contro il 45% dei favorevoli.Lo hanno detto i cittadini. Con un referendum.

E l'Italia? Nel nostro paese il referendum propositivo non esiste. C'è solo quello abrogativo. Per ottenerne uno serve uno sforzo bestiale, visti gli adempimenti che la legge pretende: numero di firme raccolte, giudizio di cassazione, giudizio costituzionale, quorum dei votanti. Partecipare in Italia è una corsa a ostacoli. E chi propone di andare ai referendum in Italia? Un irrimediabile populista, nelle analisi più raffinate. E quando i referendum si fanno, i risultati non valgono e il ceto politico si difende rovesciandone gli effetti: basta rileggere la vicenda del finanziamento pubblico dei partiti.

Ma no, dai. La legge elettorale non è il problema italiano. E nemmeno i referendum. In fondo, nemmeno in America lo sono. Si fanno e basta. E la democrazia funziona.

Un oceano di mezzo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook