The Ghost Writer
8 Novembre Nov 2012 1256 08 novembre 2012

I grillini vogliono un re

«E’ meglio non lamentarsi troppo dei propri governanti, perché se ne potrebbero avere di peggiori». Esopo la pensava così nel VI secolo A.C. quando ad Atene si dovevano fare i conti con il tiranno Pisistrato, un bel tipo che escogitò un curioso stratagemma per prendere il potere. Questi infatti si procurò delle brutte ferite e le mostrò al popolo ateniese come prova di un attentato che invece non aveva subìto. Gli fu così assegnata una guardia del corpo di ben trecento uomini che lui pensò bene di adoperare per occupare l’acropoli e farsi tiranno.

Erano tempi davvero complicati e che fornirono a Esopo l’ispirazione per la nota favoletta delle “rane che volevano un re”. A chi ne abbia perso memoria gioverà sapere che vi si raccontava di un gruppo di rane insoddisfatte del fatto che nel loro stagno mancasse un autorità. Chiesero a Zeus di provvedere e questi precipitò dal cielo un tronco d’albero che fece un grosso schianto e poi niente altro. Dell’immobilità del tronco le rane si avvidero presto e tornarono a lamentarsene con Zeus che però questa volta si spazientì e, bastardo com’era, come nuovo re mandò nello stagno una biscia. Questa, per sua natura, iniziò a mangiare le rane, che si trovarono così molto pentite d’essersi lamentate di quell’inutile tronco del re precedente.

Ora è difficile stabilire se sia meglio non essere amministrati piuttosto che subire le angherie di un tiranno. Certo però il dilemma suggerisce riflessioni che sono particolarmente adeguate alle vicende d’oggi.

Con un po’ d’indulgenza, e senza troppo drammatizzare, credo si possa accettare il confronto tra le rane di Esopo e i grillini del M5S. Il paragone si regge, io credo, sulla disperata (e comprensibile) esigenza di quel popolo di ottenere nell’autorità un riferimento certo, che segni la differenza con l’inerzia nociva di quanti hanno governato l’Italia fino ad oggi.

Persistendo nel confronto diremo che i politici che fin qui hanno gestito la cosa pubblica sono certamente simili a quel tronco d’albero che Zeus aveva mandato come re nello stagno delle rane: fermo e inutile nel caso della favola, con l’aggravante del danno procurato nel caso del nostro Paese.
Le rane grilline stanno ora chiedendo a gran voce un nuovo re, e si dà la possibilità – più teorica che concreta – che possano anche ottenere proprio quello che invocano. Fortuna vuole che il nuovo governante non cadrà dal cielo, imposto da una divinità dispettosa, e che le rane grilline, insieme a tutti gli altri abitanti del nostro stagno a forma di stivale, abbiano facoltà di sceglierlo con piena ponderazione.

Leggendo alcuni punti del famoso decalogo che per ora Beppe Grillo ha imposto loro, i grillini potranno considerare se ci sia o meno il rischio che il nuovo re possa rivelarsi adeguato come potrebbe esserlo un serpente tra le rane, e se le ferite inflitte alla democrazia che sovente il comico genovese denuncia non possano dallo stesso essere utilizzate un giorno proprio come pensò di fare Pisistrato.
Pensarci non sarà un esercizio inutile.

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