Francesco Giubilei
Leggere è rock
8 Novembre Nov 2012 1623 08 novembre 2012

I privati nella scuola pubblica non sono un male

Ricordate le proteste degli studenti per la riforma Moratti? Ricordate l'ondata di sdegno, scioperi, occupazioni per la riforma Gelmini?
Oggi il nuovo nemico da combattere si chiama legge Aprea, o meglio ddl Aprea. Una legge promossa dal governo Monti che, tra le altre cose, prevede di trasformare le scuole pubbliche in fondazioni con la possibilità d'intervento dei privati nel finanziamento alle scuole.
Partiamo da due presupposti: la scuola statale in Italia non funziona, o meglio funziona male e lo stato in questo momento storico non ha soldi da investire nella scuola.
La principale critica rivolta al disegno di legge Aprea è che, con l'intervento di fondazioni, associazioni o aziende private, la libertà di insegnamento e l'autonomia scolastica verrebbe meno.
In realtà l'articolo 2, comma 2 recita: “le istituzioni scolastiche che sono trasformate in fondazioni devono prevedere nel loro statuto l'obbligo di rendere conto alle amministrazioni pubbliche competenti delle scelte effettuate a livello organizzativo e didattico” scongiurando così ogni ingerenza nei metodi didattici ed educativi.
In realtà la protesta nasce dal consueto malcostume italiano che vede nell'intervento dei privati un male e una limitazioni delle libertà e non la possibilità di maggiori servizi e opportunità.
Ogni volta che nel nostro paese si prova a intervenire sulla scuola, c'è una levata di scudi generale perchè si toccano i privilegi di alcune categorie maturati nel corso degli anni.
Un'ultima parola sul fenomeno delle occupazioni, ormai diventato una moda e privo di senso (come tanti scioperi a cui assistiamo nel nostro paese), occorrerebbe ricordare alle migliaia di studenti che giocano a fare i rivoluzionari che occupare una scuola pubblica è non solo un reato ma eticamente un gesto profondamente sbagliato perchè lede il diritto e la possibilità alla studio a chi invece si reca a scuola per compiere il proprio dovere.

Francesco Giubilei
@francescogiub

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