Ginevra Visconti
Argentina agrodolce
8 Novembre Nov 2012 1344 08 novembre 2012

In Argentina una nuova manifestazione aspira a varcare i confini

Sono passati solo due mesi, dal 13 Settembre scorso, quando migliaia di persone hanno riempito le piazze delle principali città argentine per manifestare contro la gestione del governo di Cristina Fernandez de Kirchner. E oggi l’Argentina ritorna a marciare. Stessa strategia, stessi reclami (tra cui l’insicurezza, l’inflazione, l’eventuale rielezione della presidente, la corruzione, la svalutazione del peso, la mancanza di democrazia), ma una diversa tempistica e una traiettoria che aspira a oltrepassare i confini territoriali, sono la riprova che molti argentini non desistono dal proclamare il loro scontento verso irrisolte questioni che il governo Kirchner non sembra considerare come prioritarie.

Così stasera, in quella che sarà una calda notte estiva, e non solo per le alte temperature, un nuovo assordante “cacerolazo” si farà sentire per tutto il paese. L’8-N (8 Novembre), com’è stata battezzata la manifestazione nazionale che partirà alle 18.30 ora locale, è stata convocata esattamente come quella di due mesi fa, principalmente attraverso i social networks, ma a differenza della precedente, questa volta sembra essersi organizzata con più tempo, caricandosi inevitabilmente di un maggior significato politico, cosa che ha provocato non poche polemiche. Il governo ha accusato infatti l’opposizione e i media non kirchneristi di alimentare la protesta, creando così un clima di tensione.

A Buenos Aires l’appuntamento è all’Obelisco, in quel punto centrale della lunga Avenida 9 de Julio da cui sarà facile valutare l’affluenza dei partecipanti e osservare la loro condotta, le loro pungenti recriminazioni, spiegate con ironia su cartelli sardonici.
Lo stesso avverrà nelle principali città argentine, e questa volta anche in alcune città del mondo come per esempio Madrid, Barcellona, Miami, Washinghton, Londra, New York, Boston, Roma, Amburgo, dove vivono molti argentini, che da settimane ricevono appelli e precise indicazioni su come riunirsi, per far sentire così il loro sostegno anche fuori dal paese.

Insomma, questa volta la marcia sembrerebbe assumere più capillarità e più aspirazioni. C’è solo da augurarsi che un nuovo black out, conseguenza della grave crisi energetica che sta affliggendo il paese, non lasci tutti al buio come è successo ieri sera a Buenos Aires, quando sul far della sera, quando i termometri registravano i 33 gradi, molte zone sono rimaste paralizzate, senza semafori, senza luce, senz’acqua. Sotto lo sguardo stupito di un’ospite straniera,per precauzione ho riempito la vasca da bagno, riempito qualche bottiglia, e ho tirato fuori le candele, la cui fiamma è pur sempre un simbolo di speranza.

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