Spin Doctor
12 Novembre Nov 2012 2323 12 novembre 2012

I magnifici 5. Il confronto in sintesi

Alla fine vince il centrosinistra (e Sky) anche se su twitter per i renziani ha vinto Renzi, per i bersaniani Bersani, per i vendoliani Vendola e così via.

Dal punto di vista narrativo ognuno ha recitato la parte che ci si aspettava. Renzi il moderno che cita la blogger tunisina, Bersani che gioca a fare il padre rassicurante, Vendola tutto sinistra e poesia, Tabacci il battitore libero. Solo la Puppato sembra aver perso un’occasione per dimostrare di non essere una semplice outsider.

Da una punto di vista comunicativo la migliore performance è quella di Renzi. Agevolato dalla posizione centrale che gli permette, quando parla, di guardare dritto in camera, il sindaco di Firenze, con tanto di cravatta viola che sa tanto di carezza alla sua città (nonostante il viola sia vietatissimo su qualsiasi palcoscenico), appare quello più a proprio agio davanti la telecamera. Nella comunicazione non verbale non c’è partita: se si fosse visto il dibattito senza volume Renzi avrebbe vinto a mani basse. Accompagna i propri concetti con le mani, rafforza le sue parole con gesti mai casuali, con l’espressione del viso esprime rabbia, gioia, preoccupazione coerentemente con quanto dice: trasmette emozioni, sentimenti, sensazioni. È l’unico che rispetta quasi sempre i tempi, riesce ad essere chiaro, infila qua e la qualche frase che funziona (ad es. riduzione dei posti, non dei costi) anche se qualche errore lo commette anche lui, toppando completamente, ad esempio, la risposta sui matrimoni gay. Fa da contraltare un Bersani particolarmente incolore (o meglio, in bianco e nero). A tratti in affanno, il segretario del Pd in certi frangenti insegue Renzi citandolo, ne copia la scelta di rivolgersi a Marchionne in prima persona, nel complesso mostra poca verve rimanendo ancorato alla sua retorica del fare contrapposta a quella della comunicazione, nella quale egli vede lo spettro, ancora, del berlusconismo. Sottotono ma tutto sommato coerente con la sua narrazione, è evidente che vuole giocare il ruolo del padre buono e rassicurante. Lo schema rigido del confronto imbriglia invece la forza retorica di Vendola che nelle prime domande si vede costretto ad una più pragmatica prosa al posto della solita poesia, perdendo così la propria peculiarità, insidiato a sinistra dalla granitica seppur incolore Puppato. Alla lunga il leader di Sel prende le misure al format e la sua narrazione riprende slancio, anche se nell’appello finale prevale l’angoscia sintetizzata dalla parola “fango”. Esagitato Tabacci, in certi frangenti più impegnato a rimbrottare il conduttore che a rispondere alle domande, nel complesso l’unico corpo estraneo tra i cinque candidati. Deludente, infine, la Puppato-Merkel. Con gli altri candidati costretti loro malgrado a seguire uno schema ben preciso era quella con un maggiore spazio di azione e maggiori possibilità di puntare sull’effetto sorpresa. Si rintana invece nel ruolo dell’outsider, tracciando per prima i confini politici del centrosinistra senza avere tuttavia la verve vendoliana nè l’autorevolezza bersaniana.

Il format ha presentato qualche criticità, come i tempi troppo stretti e l’impossibilità di interazione fra i candidati, cosa che avrebbe sicuramente reso il tutto molto più dinamico e interessante. Deboli le domande del conduttore, pessime quelle del pubblico, pretestuose e decontestualizzate.

Quanto inciderà questo dibattito sull’esito delle primarie? Difficile dirlo. I sondaggi on line di queste ore fanno segnare un prevalere di Renzi in termini di chiarezza e credibilità. Eppure rimane la sensazione che al di là della buona performance comunicativa il sindaco di Firenze non abbia piazzato la zampata decisiva. Ha cercato di smussare alcuni toni eccessivi, non ha mai citato la parola “rottamare”, ha cercato di riempire la sua esposizione di esperienza (da sindaco) ed esempi concreti. Ma più che un’evoluzione sembra un compitino fatto per non correre rischi. Ma forse era questo il momento per uscire dal proprio personaggio e farlo evolvere verso qualcosa di più. Altrimenti alla fine risulta più efficace la strategia del buon vecchio Bersani. Che sarà pure in bianco e nero ma almeno sai che una lenzuolata non ce la farà mai mancare.

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