Pirates! Not the Navy!
13 Novembre Nov 2012 1207 13 novembre 2012

Coordinate, spazi di navigazione e mari in tempesta.

Titolo strano per un blog starete pensando ed in effetti è vero. La frase è di uno famoso, di quelli che negli ultimi trent'anni ha cambiato il mondo da una tastiera, che ha fatto del rischio il proprio core business e dell'evoluzione una filosofia. Parliamo di Steve Jobs, mito contemporaneo che citarlo oggi sembra apparire quasi scontato. Tranquilli, non sarà un taccuino per i fan della mela, quanto piuttosto del suo spirito. Quello che hanno tutti i pirati del mondo antico e moderno, il fuoco sacro per l'avventura, l'azzardo, il superamento dei confini, lo scioglimento dei nodi, le onde, i nuovi mondi, le bandiere da innalzare sulle nuove isole, il profumo del mare in tempesta. Per navigare bene però servono almeno bussola e carte nautiche, quindi in questo primo post proverò a dare alcuni riferimenti. Qui si parla di spazio, di mari sconosciuti da solcare. Più precisamente di spazi di competizione da conquistare. La sfida che il presente impone all'Italia è quella di allargare la base dei competitors in ogni campo e a qualsiasi livello. Aprire la società italiana alla concorrenza, creare nuove opportunità, liberare settori d'impresa intrappolati tra monopolio pubblico e collusioni con i privati, abbattere ordini professionali, liberalizzare scuola ed università e valorizzare il terzo settore. Si parla anche di velocità, navigare a vele spiegate. Non solo in rete con un Paese fondato sulla banda larga, ma in ogni settore dell'amministrazione. Insomma, via i faldoni dai tribunali, i timbri, le carte bollate, le file. Via anche gli impiegati pubblici quando non servono. Dentro computer, I pad, internet, wi fi, Pec e qualunque cosa semplifichi la vita di cittadini, giudici e burocrati. Velocità significa anche rapidità nelle decisioni e quindi riforme istituzionali. Una Camera, invece di due. Una legge elettorale che sappia durare qualche decade e non qualche anno, partiti meno rigidi e più aperti alla competizione e alla rete. Troppo lenti oggi e per vincere le sfide della globalizzazione bisognerà andare almeno il doppio più veloci. Si parla di flessibilità, per resistere più facilmente agli urti del mare in tempesta. Diffondendo la concezione per la quale il posto fisso è figlio del passato, cambiare lavoro è normalità e non dramma, assunzioni e licenziamenti non ricadano nel decalogo dei miracoli, il trattamento di un lavoratore della Pubblica Amministrazione sia lo stesso rispetto ad uno del privato, nei periodi di disoccupazione si creino opportunità di formazione e reimpiego piuttosto che a godersi la cassa integrazione. Un Paese al passo con i tempi è flessibile per definizione. Si parla di dinamismo, cioè di navigazione con approdi sempre diversi. Di fare dello spostamento consuetudine ed esperienza, di andare a studiare altrove perchè non esiste una inutile sede universitaria nel paesotto in cui si è cresciuti, di poter imparare lingue straniere per andare all'estero, di poter scegliere con quale compagnia ferroviaria viaggiare invece che subire disfunzioni e decadenze del monopolio pubblico, di viaggiare su autostrade non affidate a concessioni monopolistiche. Una società aperta è sempre una società dinamica. Si parla di leggerezza, perchè le barche affusolate navigano meglio. Di un fisco più leggero con imprese e lavoratori, di uno Stato meno invasivo nella vita dei cittadini e allo stesso tempo più autorevole ed efficiente, di leggi più chiare e ridotte nel numero, di pagamenti ai privati in tempi accettabili, di spesa pubblica da falcidiare, di enti locali che possano affidare il trasporto pubblico in regime di concorrenza. Più leggeri senza municipalizzate, senza province, senza Comunità Montane, senza debito pubblico. Perchè leggerezza fa rima con opportunità ed è un valore per tutti, non solo per Italo Calvino. Tracciata la mission, dettate le coordinate, pronti a salpare. Il mondo corre e non aspetta i marinai. Se vogliamo sostituire il vivere al sopravvivere è tempo di conquistare spazio e farlo con velocità, felssibilità, dinamismo e leggerezza. Non è propaganda nè vademecum del giovanotto qualunque, è una proposta etica. Tracciata la mission, dettate le coordinate, pronti a salpare. Il mondo corre e non aspetta marinai che restano fermi al loro posto. Infatti bisogna osare di più, perchè questo è il tempo dei pirati.

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