Marco Sarti
Camera con vista
13 Novembre Nov 2012 1300 13 novembre 2012

Le primarie di centrosinistra? Un successo. Peccato che saranno inutili

Va bene, il confronto di ieri sera non entrerà nella storia della televisione. I candidati alle primarie di centrosinistra sono stati bravi ma non eccezionali. Gli slogan belli ma non decisivi. Fair play e correttezza istituzionale hanno privato gli spettatori di gustosi colpi bassi e clamorosi colpi di scena. Eppure lo spettacolo - pardon, il dibattito - rappresenta un’esperienza politica più che positiva. L’ennesima nelle primarie del centrosinistra. Perché la sfida tra aspiranti presidenti del Consiglio di Pd e dintorni sarà stata pure offuscata da polemiche sul regolamento, sul doppio turno, sulle modifiche statutarie. Ma almeno ha avuto il pregio di riavvicinare tanta gente alla politica.

È così. Il camper di Renzi ha riempito le piazze e i teatri di mezza Italia (e in tempo di antipolitica e grillismi non è poco). La campagna per le primarie ha attirato l’attenzione di giornali e tv per almeno due mesi. Certo, la sfida tra il sindaco di Firenze e il segretario democrat non scalda quanto quella tra Nixon e Kennedy, ma è seguita. Un interesse, forse inatteso, che ha una precisa spiegazione: per la prima volta anche in Italia assistiamo a primarie aperte. Una competizione reale, dove la scelta del leader non è scontata. E di questo bisogna dare merito a Bersani, che ha accettato di modificare lo statuto per permettere ad altri esponenti Pd di sfidarlo.

Ma il vero successo della corsa alla premiership nel centrosinistra è rappresentato dal confronto impietoso con quello che succede dall’altra parte. Primarie sì, ma non per tutti. Tra i berlusconiani - o ex tali - il percorso di avvicinamento alle primarie rasenta la commedia. A un mese dalla presunta apertura delle urne non è ancora certo se la competizione sarà celebrata o meno. Bisogna prima attendere la conferma di Silvio Berlusconi. Senza passo indietro del Cavaliere, la selezione democratica del candidato premier è sospesa. In caso, chi si darà battaglia? Mistero. L’unico certo di partecipare è il segretario Angelino Alfano. D’altronde, a differenza della precedente esperienza, qui le primarie sono fatte proprio per incoronare il delfino del Cavaliere. Saranno il suggello della sua emancipazione dal capo.

Ecco perché i potenziali avversari sono stati già depennati dalla lista dei partecipanti. Ad esempio gli ex An Alemanno e Meloni. Meglio correre contro Giulio Tremonti e Daniela Santanchè. Personaggi caratteristici, più che valide alternative. Non stupisce che queste primarie - dal regolamento a dire il vero più semplice - diventeranno un appuntamento per pochi intimi. Un paio di centomila elettori, teme qualcuno. Contro gli almeno due milioni di votanti che si aspettano i colleghi di centrosinistra.

Primarie vere da una parte, brutta copia da quell’altra. Con un unico triste destino. Entrambe le competizioni rischiano seriamente di trasformarsi in un’operazione inutile. Questo i protagonisti preferiscono non dirlo. Ma se il Parlamento approverà una legge elettorale come quella che il Senato sta discutendo, il prossimo presidente del Consiglio sarà scelto dai partiti. Sarà il frutto delle trattative post elettorali, non certo l’esito delle primarie. Con tanti saluti a chi tra novembre e dicembre sceglierà Bersani, Alfano, Renzi o Tremonti.  

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