Gianluca Melillo
ItaliAmo
14 Novembre Nov 2012 0810 14 novembre 2012

Solo nei regimi dittatoriali i giornalisti vanno in carcere. Punto.

È un dato oggettivo, solo nei regimi dittatoriali i giornalisti vanno in carcere. Questa notte, con un colpo di scena degno della peggiore politica (per cui la nostra è perfettamente in linea), a Palazzo Madama è stato approvato il testo che reintegra un anno di prigione per la condanna per diffamazione. Per cui, come nella Romania di Ceasuscu, la Russia di Stalin o la Germania nazista, anche in Italia adesso un giornalista potrebbe andare in carcere qualora venisse condannato per diffamazione. Insomma l’emendamento della Lega (e dell'Api di Rutelli) vanifica l’intento del ddl Sallusti: salvare il direttore de Il Giornale dalla condanna a 14 mesi di carcere per aver diffamato un giudice attribuendogli un fatto specifico falso e mai smentito, ovvero di aver obbligato una minorenne ad abortire. Premesso che Sallusti non mi è simpatico, e che credo che ci potessero anche essere le basi per la diffamazione, può essere possibile che addirittura un giornalista passi oltre un anno in carcere per aver solo scritto di un fatto pubblico e noto, dandone una propria interpretazione? A mio parere no. È profondamente sbagliato che, in un Paese dove in Parlamento siedono più condannati, per reati vari, di qualunque altra assise democratica al mondo, siano coloro che vigilano con i loro articoli sullo stato di saluto etico della politica, a rischiare il carcere. E' un'immagine che mi fa raccapponare la pelle. L'approvazione, a larghissima maggioranza ed a voto segreto, di questo testo da parte degli inquilini del primo ramo del nostro Parlamento, è un segnale terribile per la democrazia e la libertà d'espressioni, concetti legati indissolubilmente. Par essere una rappreseglia, oltreche una voluntas intimidatoria nei confronti dei giornalisti, da parte di una classe politica deleggitimata, corrotta e forcaiola. Ovviamente forcaiola con tutti, tranne che con se stessa. Varie le reazioni, Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, dichiara su Twitter «mi sento meno solo. Con la legge approvata dal Senato, a San Vittore finiremo in tanti». Dura la reazione della Federazione Nazionale della Stampa Italiana: «La legge in discussione sulla modifica delle norme per i reati a mezzo stampa, a questo punto, non ha più alcun senso», ha comunicato in una nota che definisce la legge «peggiorativa rispetto alla precedente e in totale contrasto con la giurisprudenza europea». «Il voto segreto in Parlamento è una possibilità e una opportunità prevista dai regolamenti ma oggi al Senato è stato usato come rappresaglia contro la libertà di stampa», Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, non ha usato mezzi termini: Il Pd ha votato contro l'emendamento presentato dalla Lega e sostenuto dall'Api. Enzo Carra dell'Udc ha commentato su Twitter. «Senato contro giornalisti: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Tagliare il pelo!». Credo che ulteriori commenti siano superflui, ma vorrei concludere dichiarando il mio sostegno a qualsiasi lotta per affossare questo testo ed impedirne l'approvazione definitiva. Non voglio pensare di vivere sotto una dittatura. Voglio continuare a credere che, anche in Italia, sia considerato folle, e vergognoso, che si possa finire in galera solo per aver manifestato il sacrosanto diritto della libertà d'espressione e di stampa.

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