The Jerk
Bollito duro
16 Novembre Nov 2012 1736 16 novembre 2012

Col crepuscolo del berlusconismo mica che Santoro - senza accorgersi - lanci il “briatorismo”?

Ieri sera mi sono sentito come quegli abietti esseri sadomaso che godono a farsi male: ho visto per un discreto tempo “Servizio Pubblico”. Devo dire che nella mia testa il “Servizio Pubblico” continua a essere il vespasiano; o, per dirla con la mia raffinatezza, il cesso. Ma quando, nel peregrinar di zapping nel vacuo panorama televisivo, la mia cuoriosità - malata, direi - è stata violentemente carpita da un’immagine di un essere umano che parlava - Flavio Briatore nell’insolita e inaudita veste di maitre a penser socio-politico-economico - sono stato come ipnotizzato.

E mica nella ululante trasmissione di un Del Debbio qualunque. No; nella fossa del leone assoluto del giornalismo puro, vero e giusto: l’eterno Michele Santoro.
Incuriosito da questa cosa ho deciso che avrei fatto, per l’appunto, come quegli idioti impacchettati nel latex e pieni di catenacci che giocano a fare i cani per godere un po’, guardandomi il programma.
Il pensiero che mi è uscito di botto è stato: “Porcatroia!”.
Perchè tutto pensavo di aver visto e udito e invece mi sbagliavo. Mi mancava Briatore che discettava di economia, fisco (burp), posti di lavoro, sanità, istruzione al posto di feste, figa, yacht, bellavita. Perchè questa cosa?

Andando avanti però è successa una cosa devastante per la mia già marcescente psiche: Briatore, che fino a ieri sera per me rappresentava quel che Belzebù avrebbe potuto rappresentare per i tre fratellini di Medjugorje, alla fine mi è diventato simpatico. Una roba che mi ha fatto vergognare di me. Però, è successa.

I primi moti di simpatia li ho avuti quando il Flavione - che, a dirla tutta, ho trovato un po' gonfio e con un gargarozzo degno di un rospo gigante - ha apostrofato con quello che per lui è un epiteto insopportabile, ossia “Maestrina!”, l’arrogante e supponente Luisella Costamagna.
Devo dire che osservare questa donna-condensato-di-sicumera-insicura che dava segni di incipiente azzeramento della salivazione a causa degli attacchi di Briatore è stato vedere un pezzo di televisione pura. Basta predicozzi di giornalisti pulpitanti. Basta. Di Savonarola ne abbiamo fin troppi.
Il secondo round di ignobile simpatizzazione di Briatore l’ho avuto udendo il suo scambio con la professoressa Nunzia Penelope. Non so chi sia l’economista. Però come non provare moti simili a quelli intestinali che ha borbogliato il Flavione quando l’ha invitata a “non rompere i maroni?”. Anche di questi professori, professoresse, professorini salmodianti che sembrano avere ricette buone per ogni male, ve n’è in abbondanza. Studino, insegnino, formino nuove generazioni che ci liberino dai briatorini in erba, anzichè andare a cercar temporanea gloria in tivù. (anche perchè quando ho sentito questa Penelope dire che “Obama e Marchionne in USA parlano di Landini”, cedendo a un patetico star system da strapaese, ho intravisto la cifra intellettuale della docente: gossip gauche).

Ma il picco di simpatia il “boss” (così si è definito!) coi capelli di platino che chiamava Landini per nome - maurizio di qua, maurizio di là - lo ha raggiunto quando, dopo una pausa pubblicitaria, ha preso la parola e, con piglio da boss per l’appunto, ha detto a una povera donna brutalmente strumentalizzata dalla trasmissione che “dopo mi aspetti che per un anno 500 euro glieli faccio avere io” (“mica l’avrà scambiata per una escort?” mi son chiesto!) e a un imprenditore terremotato ha promesso di incontrarlo. Ascoltando questo uno-due ho mollato un peto: Briatore è sceso in campo, avviando la redistribuzione assistenziale della ricchezza!

Che personaggio, per la madonna; ieri - checchè ne scrivano oggi i moralestiggianti principi dell’etica pubblica - purtroppo, ne è uscito come un gigante creativo tra nanetti saccenti. E - dopo essermi chiesto ancora perchè Briatore fosse lì - ho fatto due pensieri.

Primo. Santoro, che da venti anni fa trasmissioni di lotta e denuncia, infarcite di Verità e Giustizia, non si deprime mai a vedere che il suo lavoro non serve a un cazzo, vista la fogna in cui siamo arrivati nonostante il suo Verbo?
Secondo. Non è che magari a legittimare uno come Briatore al ruolo in cui ieri Santoro lo ha - di fatto legittimato - dopo il berlusconismo (forse) al tramonto il Sommo Michele divenga - inconsapevolmente e indignatamente - il sacerdote della sua degenerazione che è il “briatorismo”?

Occhio, perchè - nonostante la temporanea simpatia di ieri sera - di uno che chiama il figlio “Falco” io nutro sempre qualche timore!

Burp

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