Congiuntura
16 Novembre Nov 2012 1540 16 novembre 2012

Così l’Italia rischia di perdere (di nuovo) la sua credibilità

Un anno fa Mario Monti diventava il presidente del Consiglio. Un anno in cui ha fatto molto, ma non tutto quello che poteva e doveva fare. Dalla riforma delle pensioni alla riforma del mercato del lavoro serviva un coraggio mai usato negli ultimi vent’anni. Del resto, il carattere emergenziale del suo governo, unito alle tensioni dell’Italia sul mercato obbligazionario, lasciava ampio spazio di manovra, specie considerando l’inconsistenza dei partiti politici. La migliore operazione di Monti è stata relativa alla credibilità del Paese in ambito internazionale. Una credibilità che ora rischia di essere distrutta nell’arco di poco tempo.

La minaccia più grande arriva sempre dalla politica e prende il nome di elezioni anticipate. Stamane, all’idea rilanciata da Silvio Berlusconi di andare al voto a febbraio, un importante asset manager londinese mi ha chiesto quanto ci fosse di vero nelle parole dell’ex presidente del Consiglio. E dopo pochi minuti, altri due esponenti del mondo finanziario europeo hanno fatto lo stesso. Il timore è che l’Italia possa deragliare dalla strada presa finora. Da questa crisi, che assume sempre più i contorni di un ribilanciamento economico globale e di un cambiamento di modello di sviluppo, si può uscire solo con più integrazione, ovvero con più Europa. Un concetto che in Italia evoca solo complotti pluto-giudaico-massonici.

E poi, dopo pochi minuti, il nuovo attacco: «Un anno di tecnici, con dati disastrosi». Le parole di Berlusconi sono risuonate con notevole eco nelle sale operative. Lo si è detto diversi mesi fa, in tempi non sospetti: le elezioni italiane sarebbero state cruciali. Il motivo era immaginabile. Pur di guadagnare un voto in più, i partiti politici avrebbero cavalcato il malcontento popolare, derivante dalla crisi e dalla sacrosanta opera di consolidamento fiscale. In altre parole, i partiti avrebbero ricondotto la tornata elettorale a una dicotomia: o a favore dell’euro o contro. È quello che sta succedendo.

A fronte di un Beppe Grillo sempre più violento e populista, che ormai sta portando - almeno nei sondaggi - il Movimento 5 Stelle a essere il secondo partito d’Italia, c’è una corrente politica che sta sfruttando il più possibile l’operato del governo Monti. Al contrario però. Il centrodestra italiano, nonostante la sua appartenenza al Partito popolare europeo, sta abbracciando l’idea di un rifiuto della moneta unica. E se è vero che però ora l’evanescenza del centrodestra è palese, i colpi di scena sono dietro l’angolo. Quando un investitore guarda all’Italia non può che fare a meno di analizzare il grado di stabilità politica. E questa, oggi, manca del tutto.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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