Pirates! Not the Navy!
16 Novembre Nov 2012 1052 16 novembre 2012

Le ragioni di un montiano: un anno dopo

Esattamente un anno fa vedeva la luce il Governo tecnico. Chi scrive ha condiviso fortemente la formazione del Governo Monti perchè si ponesse una discontinuità tra l'eterna dicotomia berlusconiani/antiberlusconiani e si aprisse il sentiero delle riforme. Sono stati imposti sacrifici, certo, ma la crisi è così grave da non ammettere sconti. Ciò che è stato fatto è riuscito ad evitare il tracollo economico del Paese.

Si poteva fare di più sul fronte delle liberalizzazioni e della riduzione della spesa pubblica? Sicuramente, ma partiti e corporazioni hanno cercato di ostruire e limitare il più possibile l'afflato riformatore dell'esecutivo. Restano di questo anno montiano due principi fondamentali: il primo è che la credibilità internazionale di un Governo è imprescindibile per affrontare le sfide della crisi, il secondo è che si possa governare con le proposte e senza affogare nell'immobilismo, nei rimpalli di responsabilità, nella conflittualita' tra poteri dello Stato. Quello di Monti è stato un governo "normale" al quale da tempo non eravamo più abituati. E, a dire il vero, è stato molto più politico che tecnico. Ha mosso verso una riduzione del peso dello Stato, verso la flessibilità del mercato del lavoro, verso un riequilibrio delle opportunità, verso una seria lotta alla corruzione, verso un'apertura (troppo lieve) alla concorrenza. Non solo spread più basso e attestati di fiducia dell'Europa, dunque. E' innegabile che molto ancora deve essere fatto, ma grazie a Monti l'Italia ha mosso un primo passo in avanti. Allo stesso tempo ha permesso momentaneamente all'Italia di uscire da quel populismo governativo proprio degli ultimi anni sostituendolo con spiegazioni, buon senso e realismo.

Lo scenario politico è ancora nebuloso, ma nella cabina elettorale gli italiani dovranno evitare sia chi propone vecchi modelli basati su maggiore spesa pubblica e difesa dalla concorrenza sia chi impugna la bandiera dell'antieuropeismo. Nel 2013 bisognerà scegliere il buon senso e schivare chi promette false illusioni. Anche le forze più autenticamente montiane dovranno evitare di scadere nel moderatisimo senza colore, ma dovranno brandire l'ascia delle riforme radicali. La progettualità avviata da questo esecutivo non potrà essere abbandonata indipendentemente dalle forze che andranno al Governo. La pena di un eventuale fatale errore? Un salto indietro al Novembre 2011. Scegliamo di andare avanti, con convinzione e prospettive di lungo periodo. Con o senza Monti, la regola dei prossimi anni è una soltanto: riformare, riformare, riformare.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook