Hic sunt leones
16 Novembre Nov 2012 1642 16 novembre 2012

"Orientalismo a rovescio". La distorsione ideologica nell'informazione internazionale

Sempre più frequentemente, quando si esce da un seminario o da una conferenza su tematiche internazionali, si ha l'acre sensazione di aver assistito ad un evento che avrebbe potuto dare di più, non in termini di contenuti, spesso strutturati, ma riguardo all'impostazione mentale percepita , troppe volte sporcata da quadri ideologici fuorvianti. Se l'ideologia risulta controproducente nell'elaborazione delle politiche estere degli Stati, essa é ancor più gravida di conseguenze negative per quanti fanno dell'informazione internazionale la propria professione e per quanti, spesso giovani ex studenti, si avviano all'indagine delle relazioni globali. Così, non é inconsueto percepire disappunto per spiegazioni accurate riguardo alle ragioni profonde dell'attacco statunitense a Saddam Hussein nel 2003: molti si vogliono fermare alla mera analisi dell'approvigionamento energetico. Questo perché sovente ci si accosta alle relazioni globali non partendo dai fatti concreti per arrivare a elaborare una teoria, ma partendo da una teoria preconcetta e cercando di adattare ad essa le situazioni reali. Le teorie pre-elaborate soffrono spesso di contaminazioni ideologiche. A titolo di esempio, dopo le due esperienze a Washington di George W. Bush ha iniziato a serpeggiare un radicato senso di ostilità nei confronti degli Stati Uniti d'America : diffusosi a macchia d'olio primariamente , come ovvio, in Medio Oriente, si é poi allargato negli ambienti europei più propensi all'elaborazione di un confronto ideologico con l'altra sponda dell'Atlantico. Nei media di stampo "progressista" e in molti giovani di inclinazione moderata o tendenti a correnti di pensiero ritrovabili in certe aree della sinistra, soprattutto in Italia, il sostegno implicito alla causa di certi Paesi si é sviluppato non per una reale consapevolezza e conoscenza delle dinamiche del Medio Oriente, ma come reazione al dissapore verso la politica estera di una parte d'Europa e degli Stati Uniti. Questo romantico "Orientalismo a rovescio" ( povero Said) di sguardo pietoso verso il Medio Oriente non supportato da una razionale condivisione della situazione reale delle popolazioni, porta danno non solo a chi si occupa delle umane cose internazionali, ma anche ai popoli oggetto di tanto interesse. Certamente, una stampa e una letteratura dell'odio culturale, dello scontro frontale, quale purtroppo l'ultima parte della carriera della scomparsa Oriana Fallaci, ha alimentato di rimando facili adesioni verso la parte colpita dagli attacchi dei valori dell'Occidente verso l'oscurantismo orientale. Sia da un lato sia dall'altro, l'ideologia a sostegno, e non si parla certo dello scontro di civiltà propugnato da Huntington, risulta povera di contenuti reali. Si può chiaramente dire che l' era Bush é stata foriera di maggiori tensioni internazionali e di danni sia per l'Europa, sia per il Medio Oriente e finanche per gli Stati; ma appellarsi a valori di fratellanza e di ostilità anti-imperialista rischia di tramutare questo stato d'animo, come spesso accade, in uno sterile compatimento per le popolazioni che più hanno sofferto negli ultimi dieci anni. La razionalità dovrebbe venire in soccorso portando la solida convinzione che, dal punto di vista della geopolitica e delle relazioni internazionali, quanto fatto dal Presidente Bush fosse "sbagliato" in termini di efficienza e di strategia di lungo periodo. Questo si dovrebbe discute nel l'analisi estera. Tutti vorremmo un mondo in armonia e in pace, lietamente connessi gli uni agli altri, come sosteneva nel suo pensiero il compianto Tiziano Terzani. Purtroppo appellarsi a questo, nella realtá, é acronistico e controproducente . Spesso chi si rivolge con animo compiacente, dimenticandosi della razionalità dei comportamenti degli Stati, da Israele all'Iran, passando per la Turchia, Siria e Stati Uniti, verso le tematiche del Medio Oriente ( l'area che attualmente riveste maggiore interesse), lo fa con spirito missionario e impositivo di proprie idee e proposte, che finiscono per inquietare e avversare proprio quella parte che dovrebbe godere dei favori e del sostegno di certa stampa e opinione pubblica , ossia chi vive e muore in Medioriente. Con costernazione ho saputo di un convegno, di partito minore del centro sinistra, in cui le proposte di un amico, conosciuto professore iraniano in Italia, sono state sminuite e ridicolizzate, quasi prese per scherzo. Molti si sono persino stupiti della presenza di un professore iraniano in Italia. Inutile dire che il convegno verteva proprio sull'Iran. Tutto andrebbe soppesato, misurato, verificato e , infine, argomentato con dati concreti e non dando spazio a facili affermazioni. Recentemente, una nota giornalista italiana, portata alla ribalta qualche anno fa a causa del suo tragico rapimento in Irak e famosa per le sue idee radicali di forte critica all'Occidente, si é lanciata in una lunga filippica sulla legittimità indiana a processare, come e quando vuole, i due Marò italiani , la cui causa ormai é nota a tutti. Le argomentazioni a sostegno? Nessuna, tranne il riferimento alla democraticità dell'Unione Indiana. Questo é veramente poco; non si mette indubbio la democraticità e legittimità della giustizia indiana ma si mettono in forse lo studio della dinamica degli eventi , l'analisi dei fattori profondi dietro al forte desiderio indiano di provvedere personalmente al giudizio dei militari italiani. L'ideologia fa già abbastanza danni in politica interna. Se la realtà delle relazioni internazionali ne fosse esente, i vantaggi in ogni aspetto, a partire dallo studio del mondo che ci circonda, diverrebbero evidenti. E la razionalità porterebbe equilibrio, oggi nell'analisi, ricerca e divulgazione, domani, chissà , forse tra gli Stati. Ma andiamo per gradi.

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