Altro Che Sport
17 Novembre Nov 2012 0445 17 novembre 2012

Michel Platini non vuole la moviola in campo, Dan Peterson spiega perché sbaglia

Michel Platini non vuole la tecnologia sui campi di calcio. Preferisce arbitri in più rispetto ai 3 principali (quarti uomini che controllino le panchine, quinti e sesti che controllino le linee di porta, settimi ottavi o noni che seguano da più punti di vista il succedersi delle azioni) ma niente moviola in campo, perché pensa ci sarebbe il rischio di far durare ogni partita parecchie ore.
Il problema è che in questa maniera gli arbitri sono sotto accusa per ogni decisione che prendono, perché le partite di cartello e non solo quelle sono riprese dalle tv – le quali la moviola ce l’hanno, e la mostrano a milioni di telespettatori.
Per evitare i sospetti, Dan Peterson una proposta ce l’ha: la moviola in campo!

Peterson ha fatto questa proposta su la Gazzetta dello Sport dello scorso 7 novembre, riconoscendo di non essere un esperto di calcio, e quindi di essere portatore di un’opinione forse non paragonabile a quella di Platini, il quale invece di calcio è espertissimo: da giocatore è stato 3 volte Pallone d’oro europeo tra il 1983 e il 1985, da allenatore della Nazionale francese è stato tecnico mondiale dell’anno nel 1991, da dirigente presiede dal 2007 la Uefa, il principale ente calcistico d’Europa (fonte Wikipedia).
Le parole di Peterson, che nella sua carriera ha allenato basket negli Usa, in Cile e in Italia, sono quelle di uno che ha vissuto dal vivo molto «sport del mondo», e in seguito lo ha commentato in televisione.

«Mi domando – ha scritto Peterson – se Michel Platini sa che ogni meta della Nfl viene rivista sul replay, che diverse azioni della Nba sono soggette a valutazione dal replay, che la Mlb determina se ogni fuoricampo ha superato la barriera o no, che il tennis usa l’occhio di falco da anni. Non c’è MAI una protesta. Nessuno dice che le partite sono truccate. Cioè, l’opposto del calcio».

E le moviole in campo non fanno affatto durare di più le partite, se non di pochi secondi.
Fa fede un ricordo personale dello stesso Peterson, che nel 2005 commentò per Sky le partite di finale della Serie A di basket tra Fortitudo Bologna e Olimpia Milano. L’ultima azione dell’ultima partita, all’ultimo secondo, fu un tiro da 3 punti della Fortitudo: se valido, i bolognesi avrebbero vinto lo scudetto, se non valido si sarebbe dovuta giocare un’altra partita.
Gli arbitri avevano la moviola in campo, guardarono, e convalidarono. Ricorda Peterson: «Tempo trascorso tra il canestro e la decisione: 59 secondi. E non per una partita amichevole bensì per uno scudetto. Niente discussione, niente polemica, niente protesta».

La tecnologia in campo farà pure aumentare i costi, ma è talmente utile che è quasi una colpa non utilizzarla.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook