Libertà è partecipazione
18 Novembre Nov 2012 1502 18 novembre 2012

La “Terza Repubblica” non sia solo uno slogan

Il sistema politico italiano è al collasso. E’ innegabile, lo sanno tutti, anche quei dirigenti di partito che affezionati alla loro carica cercano di rattoppare un impianto che fa acqua da tutte le parti: corruzione, auto-referenzialità, ruberie attraverso il finanziamento ai partiti. In questi ultimi mesi se ne sono viste di tutti i colori e pare che l’andazzo non voglia fermarsi.


Per questo motivo si deve chiudere al più presto l’esperienza fallimentare della Seconda Repubblica e aprire, nel minor tempo possibile, le porte alla Terza fase repubblicana. Ovviamente non basta cambiare nome, non è sufficiente sostituire “seconda” con “terza”. Dovrà esserci una modifica radicale del modo di vivere nella società e nel modo di intendere la politica. In questi anni la politica è stata auto-referenziale, in molti hanno promesso il cambiamento, ma nessuno l’ha mai attuato per davvero. Un esempio su tutti: la rivoluzione liberale che era stata annunciata da Berlusconi nel ’94, ma che in effetti non abbiamo mai visto. La Seconda Repubblica ha seguito le orme della Prima: si è conquistato il consenso tramite le clientele, c’è stato l’eccessivo utilizzo della spesa pubblica che ha fatto lievitare in maniera spropositata il debito, la costante presenza dello Stato nelle vite dei cittadini.


Da ciò deve distinguersi la Terza Repubblica: non sarà più ammissibile la crescita spropositata della spesa pubblica, che crea debito e peserà sulle spalle delle generazioni future; i candidati dovranno essere scelti tramite un sistema meritocratico, che garantisca a chi è capace di andare avanti per le idee che rappresenta, non perché è amico del segretario del partito; si dovrà lavorare per ridurre la presenza dello Stato e per garantire ai cittadini maggiore libertà individuale e di scelta; si dovrà incoraggiare la concorrenza e la competizione per scoraggiare la corruzione e la raccomandazione; si dovrà liberalizzare, per aprire un sistema chiuso, che garantisce le corporazioni, ma che mette in difficoltà i giovani che si affacciano nel mercato del lavoro e nel mondo delle professioni; si dovrà colmare quel vuoto che si nota tra istituzioni e cittadini: la politica non deve essere solo gestione del potere; si dovrà parlare di Stati Uniti d’Europa.


L’obiettivo della Terza Repubblica è principalmente uno: mettere in campo una serie di riforme radicali, che rigirino come fosse un calzino lo Stato italiano. Il governo Monti ha aperto una fase di cambiamento che non bisogna lasciare incompleta, il nuovo periodo politico dovrà raccoglierne l’eredità, continuare sulla strada delle riforme. In alternativa, ahinoi, saremo di fronte all’ennesima occasione mancata.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook