Human Highways
20 Novembre Nov 2012 1430 20 novembre 2012

Chi vorresti premier? E chi lo farà? Due domande che premiano solo un politico: Renzi

Mancano pochi mesi alle elezioni politiche e la campagna elettorale inizia con le consuete rilevazioni sulle intenzioni di voto. Nonostante alcune chiare evidenze (la tenuta del PD, la crescita impetuosa del M5S e la sospensione del consenso verso il PdL) il quadro rimane piuttosto indecifrabile: non sappiamo ancora con quale legge elettorale voteremo, non sappiamo se i due grandi partiti resisteranno alle tensioni dei prossimi mesi, non sappiamo se la legge elettorale spingerà a creare alleanze per ottenere l’eventuale premio di maggioranza per la coalizione vincente, non conosciamo ancora i candidati premier dei partiti o delle coalizioni.
La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che al momento solo il 30% degli individui dichiara che andrà e votare e sa già anche per chi lo farà. La metà del restante 70% di incerti esprime la volontà di andare a votare ma non sa ancora dire per chi. Dobbiamo quindi aspettarci forti movimenti nelle intenzioni di voto nei prossimi mesi, quando la situazione fluida di queste settimane si chiarirà in un’offerta politica più definita.
In casi di grande complessità come questo, può essere utile adottare un approccio probabilistico basato sulle previsioni degli individui in alternativa al “classico” approccio delle intenzioni di voto. Si tratta cioè di chiedere a un campione di cittadini chi credono che sarà il nuovo premier dopo il voto della prossima primavera, indipendentemente dai giudizi e dalle intenzioni di voto di chi formula la previsione. E’ un approccio che cerca di oggettivare il tema – sfrondandolo dal vissuto emotivo e valoriale di chi risponde - e chiede una risposta il più possibile realistica agli intervistati.
Anche in questo caso, solo una quota minoritaria – il 45% dei casi - esprime una previsione, a conferma dell’incertezza che caratterizza l’attuale scenario politico. E’ comunque interessante conoscere la probabilità assegnata alle diverse personalità e seguirne l’andamento nel tempo.


Mario Monti è stata la figura più citata come probabile prossimo premier sia a Settembre che a Ottobre, con una quota stabile intorno al 28%. Tuttavia, nell’ultima rilevazione di Novembre, Monti ha ceduto sette punti, scendendo al 21%, a fronte di un pari incremento che nell’ultimo mese ha interessato Bersani. Renzi mantiene invece una quota di probabilità stabile, di poco inferiore al 20%. Altri movimenti significativi si notano tra le due personalità più in vista nel PDL: Alfano acquista progressivamente maggiore probabilità di risultare il prossimo premier a scapito di Berlusconi: l’ex premier è bruscamente sceso dal 16% di Settembre fino al 5% di Novembre.
La citazione di Grillo passa dal 3,2% di Settembre al 7,9% di Ottobre ma arretra poi al 6,3% a Novembre: in questa voce sono conteggiate anche le dichiarazioni di coloro che segnalano più genericamente “un candidato del M5S”. Gli intervistati ritengono quindi poco probabile la nomina di Grillo a premier.
Cresce anche il disappunto, condensato nella voce tra parentesi acute. Si tratta di risposte spontanee degli intervistati che non sono riferite a persone ma si esprimono con sostantivi e aggettivi poco lusinghieri (“sarà un altro ladro”, “un altro vecchio pieno di soldi…”, “un altro mafioso…” etc.). La frequenza di citazioni di questo tenore nei commenti dell’attualità politica è segnalata in continua ascesa dall’inizio del 2011: lo sfogo verbale e le espressioni di profonda delusione verso la politica sono molto frequenti nelle risposte spontanee e spiegano quella quota del 36% di elettori che dichiara di essere al momento orientata verso l’astensione alle prossime elezioni politiche.


Ma si può andare oltre nell’analisi: dalla probabilità alla preferenza.


La previsione sul prossimo premier può essere messa a confronto con la preferenza espressa dagli intervistati: “E tu chi vorresti che fosse il prossimo Presidente del Consiglio?”. In questo caso tra le personalità già incontrate in precedenza si nota una novità, identificata con il termine “Speranza” tra parentesi acute. Si tratta di citazioni spontanee che auspicano le caratteristiche della persona, senza citarne il nome: “una persona seria”, “sincera”, “onesta”, un uomo “decoroso, rispettoso e democratico”. Analogamente, nell’1,4% dei casi i rispondenti auspicano che il prossimo premier possa essere una donna e nel 2% dei casi preferirebbero che fosse “Nessuno”, risposta ovviamente provocatoria ma coerente con il disappunto di cui abbiamo parlato in precedenza.


Le differenze tra le due distribuzioni di probabilità consentono di dividere i contendenti in due gruppi: i nomi di premier più probabili che preferiti, cioè personalità la cui probabilità di diventare premier è più elevata della percentuale di quanti auspicano che lo diventino, e i nomi più preferiti che probabili, ovvero persone che i rispondenti vorrebbero vedere come prossimo premier ma ai quali attribuiscono una minor probabilità oggettiva di poterlo diventare.
A capo del gruppo dei più preferiti che probabili troviamo la <Speranza>, seguita da Vendola, Grillo e la figura di una <Donna>. In fondo al gruppo trovano posto i due nomi segnalati al momento come più probabili prossimi premier, Monti e Bersani. Questo dato contiene un avvertimento per i candidati al momento più forti in termini di probabilità perché un’elevata probabilità di premiership non accompagnata da una altrettanto forte preferenza elettorale è il segnale di un orientamento di voto non ancora convinto e che potrebbe infine caratterizzarsi come voto “contro” una certa figura. La forza di un candidato deriva dalla combinazione delle due dimensioni, probabilità e preferenza, e l’unica figura che oggi mostra elevati valori su entrambe queste dimensioni è Matteo Renzi.


La lettura attenta di tutti i commenti legati alla politica, espressi in forma aperta dagli intervistati, consegna un’immagine di un paese triste, sfiduciato, profondamente deluso dalla sua classe politica: prevalgono lo sdegno e la rabbia generati dalla sensazione di essere stati traditi. Sono frequenti i riferimenti ai privilegi di una casta vecchia e incapace di affrontare le sfide del momento e si percepisce un senso di solitudine perché la politica è lontana dai problemi dei cittadini. Grillo sta dando un volto e una voce a questo stato d’animo.
Ma l’Italia appare anche un paese in attesa: attende qualcuno che le chieda scusa, che si metta al lavoro per servirla e che sappia mostrare un percorso di riscatto dei valori e dell’impegno politico. Non si vede ancora una figura del genere all’orizzonte , almeno non nei dati dell’analisi sin qui condotta. Chi saprà interpretare in modo credibile questa speranza avrà le migliori chance di vittoria la prossima primavera.

NOTA METODOLOGICA: indagine online condotta nei mesi di Settembre, Ottobre e Novembre da Human Highway su 2.869 casi. Maggiori informazioni su sondaggipoliticoelettorali.it

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