Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
20 Novembre Nov 2012 0930 20 novembre 2012

Gioventù bersaniana

Il gazebo delle primarie è stato montato sulla piazza principale. Resiste a tutto: al vento e alle provocazioni di qualche passante. Siamo in una piccola città di provincia e qui si raccolgono le registrazioni per le consultazioni del 25 novembre.

Nessuno dei cinque candidati passerà da queste parti, per un comizio o un saluto. Ma la campagna elettorale si combatte anche qui. Al posto dei leader, il compito di perorare le varie cause spetta ai rispettivi sostenitori. Ogni candidato ha i suoi supporter, anche fuori dal Pd (il locale comitato pro Renzi ad esempio è molto vicino ad un consigliere comunale del PDL).

I volontari del gazebo hanno tutti fra i sedici e venticinque anni. Tifano tutti per Bersani. Particolare curioso perché in genere, l'elettorato under 25 viene associato ad altri politici. A Grillo che di ventenni nelle istituzioni ne ha portati parecchi. A Vendola. A Matteo Renzi che ha fatto della sua giovane età, uno dei suoi cavalli di battaglia.

Ma sotto il gazebo, il sindaco di Firenze è fumo negli occhi: "La sua rottamazione" -spiegano- "è un concetto violento che noi respingiamo. Punta sul giovanilismo ma poi propone temi vecchi, liberisti e populisti. Bisognerebbe rottamare le sue idee, ferme agli anni Ottanta. Bersani ha un programma molto più credibile e serio, fatto di proposte concrete."

Citano le idee dei due candidati sulla principale preoccupazione dei ragazzi italiani: il precariato che distrugge i sogni e le aspirazioni. "Bersani vuole disincentivare le aziende ad assumere attraverso i contratti a tempo determinato, Renzi invece sostiene le teorie di Ichino, minori tutele per una maggiore occupazione. Renzi è per l'uomo solo al comando, Bersani propone ragionamenti collettivi e ha preparato il suo programma, discutendo con tutti perché sa di non avere la bacchetta magina e non poter fare tutto da solo."

La concretezza è la grande forza di Bersani. "L'unico serio progetto di liberalizzazioni" -ricordano- "portato avanti in Italia negli ultimi vent'anni porta la sua firma. Se oggi, per esempio, si può aprire una farmacia, senza il consenso del consiglio comunale, è merito suo." Concretezza che lo rende il candidato ideale rispetto a tutti gli altri avversari: la Puppato, Tabacci e Vendola.

La gioventù bersaniana difende il leader anche quando, durante il dibattito di Sky, ha preferito Papa Giovanni agli eroi della tradizione rossa. "Non deve certo dimostrare di essere di sinistra. Papa Giovanni è una metafora della nostra idea di governo. Ha rivoluzionato un'istituzione millenaria come la Chiesa senza violenza, in maniera rassicurante e tranquilla. E allo stesso modo noi cambieremo l'Italia."

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