Cazza la randa
20 Novembre Nov 2012 1140 20 novembre 2012

Il declino di Fermare il Declino

“Io personalmente, e parlo come Oscar Giannino e senza coinvolgere altri, considero una bruciante sconfitta restare soli, e non riuscire a comporre le nostre idee con quelle di alcun altro. Non è questo ciò che avevo in mente, e ostinatamente fino all’ultimo secondo proverò a verificare ipotesi diverse dalla solitudine, dal microidentitarismno settario in cui molti ci vogliono relegare”.

Si tratta della parte finale di una lettera con cui Oscar Giannino, prendendo atto dell’impossibilità di fare un accordo con Albertini, annuncia che Fermare il Declino (FID) correrà da solo alle regionali in Lombardia.

Lo strappo con Albertini rafforza l’idea che FID si è progressivamente scavato la fossa dell’isolamento. Abbandonando così prematuramente e probabilmente in modo definitivo l’obiettivo primario da cui aveva preso le mosse la costituzione del movimento: contaminare con le proprie idee ed i propri valori i possibili compagni di strada di un percorso politico capace di sfruttare al meglio la disintegrazione in atto del Pdl, intercettandone il consenso in libera uscita.

Se FID rimane sola non è però casuale. È la naturale conseguenza del fatto che il movimento di Giannino, a cui decine di migliaia di persone generosamente hanno aderito, si è rapidamente radicalizzato sulle posizioni talebane di personaggi come Boldrin (uno dei fondatori di FID). Ma più complessivamente Giannino ha dovuto fare in conti con l’indisponibilità della propria base di venire a patti con chiunque sia legato alla attuale fase politica (email che sembrano redatte da Grillo spiegano che chi ha fatto già politica può solo mettersi a disposizione, ma è in candidabile) o intenda perseguire disegni politici giudicati troppo poco identitari e di rottura. Per avere ulteriore conferma di ciò basta leggere i commenti sul sito di FID alla lettera di Giannino, come quello di un sostenitore che dice: “il nostro messaggio deve essere IDENTITARIO e appoggiarsi ad altri movimenti non produce identità, la cancella”. Della serie: gli altri hanno la peste e noi dobbiamo rimanere a distanza di sicurezza. Quella distanza di sicurezza che però rischia di mettere FID nell’angolino del “microidentitarismo settario”, come scrive bene Giannino.

La vicenda di “Verso la Terza Repubblica” è illuminante rispetto alla deriva isolazionista di FID. Perché, al di là del goffo tentativo, da parte di Giannino, di far passare l’idea secondo cui sarebbe stato FID a dichiararsi indisponibile a firmare il manifesto dei moderati, la decisione di Montezemolo, Bonanni e Riccardi di fare a meno di FID è stata una mossa politica dolorosa, ma doverosa. Tesa a non avere tra i piedi chi la pensa diversamente sulla futuribile premiership, ma soprattutto chi, ostaggio dell’oltranzismo dei propri sostenitori e dei propri dirigenti catapultati nell’arena della politica senza conoscerne le regole basilari, ha mostrato di non comprendere come in politica la mediazione sia un ingrediente fondamentale. Quella mediazione che evidentemente i firmatari dell’appello di Giannino scambiano per atto di prostituzione.

Perché di questi tempi, essere contro la politica assicura il riempimento di sale e piazze, aiuta a scaldare gli animi ed a serrare le fila dei propri sostenitori. Ma per arrivare a governare il paese serve ben altro di una mera testimionianza settaria. A destra, come a sinistra, è innanzittuto indispensabile allargare l’area dei consenso. Venendo a patti anche con chi non ti sta particolarmente a genio, ma è utile alla causa. Almeno questo Montezemolo l’ha compreso. Avendo ben chiaro il fatto che ci sono milioni di italiani alla finestra, molto incazzati e disgustati, ma silenti. Che non vanno in piazza o nei teatri ad applaudire il Giannino o il Renzi di turno e sono invece in attesa di capire se tra i raggruppamenti esistenti ed in gestazione che aspirano a governare, ci sia quello degno di essere votato.

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