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21 Novembre Nov 2012 1305 21 novembre 2012

Forse, non siamo ancora perduti

Postiamo qui un articolo di Alessandro Bezzi della redazione di www.lavoronuovo.org Buona lettura!

Faccio parte di quella che i media (e il governo in una delle sue uscite infelici) hanno definito “generazione perduta”: mentre finivamo gli studi è diventato evidente che una laurea non sarebbe bastata a trovare un’occupazione. E siamo nati dopo l’ultima generazione che poteva non adattarsi alla rivoluzione tecnologica; ma ben prima dei “nativi digitali”, cresciuti di pari passo con internet.


Spesso ci siamo trovati ad essere prima ambiziosi e poi frustrati, appena le enormi aspettative che questo sistema ha creato si sono scontrate con un eterno presente di lavori precari. Qualche anno fa, pensavo che questo stallo si sarebbe sbloccato, lasciandoci forse più poveri ma senza alterare sostanzialmente i nostri stili di vita: poi approfondendo il rapporto coi new media ho cambiato idea. Sono in corso cambiamenti tecnologici epocali, che i giovanissimi stanno affrontando meglio di noi.


Prima vedevo solo gli effetti negativi: isolamento, frammentazione sociale, attenzione ad aspetti quantitativi (es. il numero di “amici”o la ricerca di un vago consenso) più che alla qualità di rapporti sempre meno reali. Lo credo ancora; ma credo anche che sia l’utilizzo che se ne fa a definire uno strumento. E la tecnologia ci offre anche innegabili vantaggi: in primis, un’informazione sempre più trasparente ed interattiva (sebbene l’analfabetizzazione informatica vieti di parlare di “democratizzazione”).


I nuovi spazi comunicativi nascono virtuali ma poi si concretizzano (Ted; l’incontro dei “pionieri” di Rena), e rivoluzionano la nostra società. E’ un cambiamento sostanziale, che influenza anche le concezioni di “politica” (primarie del centrosinistra) e di lavoro (es. gli indigeni digitali o gli spazi di coworking). E, di pari passo, concetti come “partecipazione” e “cittadinanza”: che riguardano un impegno fisico sul territorio, ma anche – piaccia o meno - ciò che avviene in rete.


Questa rivoluzione sta cambiando perfino una società immobile come quella italiana: possiamo benissimo scegliere di stare ad aspettare. O possiamo prenderne parte, approfittando delle sicure ricadute positive in termini di crescita personale. Prima ancora di eventuali benefici concreti.


Essere la “generazione di mezzo” può anche essere un’opportunità: dalla nostra prospettiva più “esterna”, potremmo analizzare i cambiamenti e criticare in modo costruttivo sia il nuovo che avanza, sia un mondo che conosciamo fin troppo bene.

Forse, non siamo ancora perduti.

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