Parsifal
21 Novembre Nov 2012 1440 21 novembre 2012

Ma Renzi può solo “non vincere”…

Sostiene il sindaco di Firenze di aver rotto gli indugi e aver cominciato la sua battaglia dopo il voto di Parma, quando al ballottaggio il candidato del PD venne clamorosamente sconfitto nella corsa a sindaco da un poco noto esponente del Movimento “5 Stelle”. E che la reazione ufficiale era che non si era perso, ma che il Pd aveva semplicemente “non vinto”.

E il “non vincere” appare con qualche malizia il punto d’arrivo di un tragitto comunque dirompente. D’altronde, dopo aver scosso in tutti i modi la struttura del partito, averne messo in discussione la “nomenklatura” autoreferenziale, preteso un ricambio se non una rigenerazione, il Rottamatore non può non aver messo nel conto la reazione dell’apparato e la mobilitazione contraria al cambiamento dell’universo mondo che vive (e in molti casi prospera) all’ombra della politica e dell’amministrazione.

Il conflitto anche culturale che accompagna e rende succose queste primarie ricorda ai vecchi cronisti il duello che contraddistinse l’allora PDS nel 1994 all’indomani dell’imprevista e dolorosa sconfitta della “gioiosa macchina da guerra” atterrata dall’improvvisato e dilettantesco esordio politico del Cavaliere.
Alla segreteria del partito concorrevano l’uomo dell’apparato (D’Alema) e il protagonista del “nuovo” (Veltroni), amatissimo dal “popolo dei fax”, dagli intellettuali e dai salotti alla moda, dall’intero sistema mediatico. Vinse senza incertezze e con un margine più che importante l’uomo sostenuto dal grigio funzionariato, dell’apparato senza volto e senza “appeal”.

Certo, non c’erano ancora le primarie. Eppure il complesso di forze che al partito fanno comunque riferimento è in grado di mobilitare tra gli iscritti e i tanti ambiti sociali ad esso collegati una platea di votanti certamente cospicua e ben motivata. Motivata soprattutto dall’esigenza vitale di salvaguardare gli assetti esistenti, di garantire strutture consolidate e pure incarichi e funzioni connaturati al sistema attuale della generale pubblica amministrazione, di Stato e parastato.

E pure l’arcipelago mediatico e le “intellighenzie” di riferimento sembrano acquattarsi nella scelta dell’”usato sicuro”, almeno come il “male minore” in grado di difendere l’esistente di fronte alla prospettiva inquietante di un “mare aperto del futuro” che non fornisce rassicurazioni ma solo le gravose incognite della sfida della modernità.

Con la sua ribalda impertinenza e un protagonismo da leadership da conquistare, Renzi prova ad attaccare tutte e tutte insieme le fortificazioni degli apparati. Quando polemizza duramente con i vertici statali e ne denuncia i privilegi, l’inamovibilità e le fortune (“E’ mai possibile che il capo della Polizia prenda 621.000 euro di stipendio contro i 130.000 del direttore dell’FBI” ?) ha probabilmente già considerato che la reazione contraria sarà durissima e indirizzata a farlo perdere.

D’altronde toccare certi santuari dell’alta burocrazia è letale. Siamo un Paese che ha appena dichiarato “incostituzionale” (con sentenza dell’Alta Corte) il contributo di solidarietà prescritto ai magistrati e agli dirigenti pubblici che guadagnano la miseria di 8.000 euro al mese. Mentre è più che legittimo il contributo imposto a quei ricconi di pensionati che prendono più di 1.000 euro al mese…

In questo contesto, dove sbiadisce e si deforma ogni idea e scelta che sia classificabile “di sinistra”, il sindaco di Firenze conferma la sua vocazione politica ad essere “contro”. E d’altra parte in tutti i passaggi precedenti della sua storia politica ha sempre sconfitto con il consenso popolare i concorrenti che gli apparati gli avevano opposto. La sfida nazionale è certamente inedita e più impegnativa: e tuttavia la ventata di novità e di sana competizione che la sua avventura ha portato arricchisce comunque il dibattito politico, la voglia di partecipazione e un “quid” di speranza che pareva dl tutto appassita dopo la lunga e pigra stagione dello scontato antiberlusconismo. Anche per banali ragioni anagrafiche (l’età sua e della maggioranza dei suoi “supporters”) il “non vincere” è già un investimento…

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