Francesco Roberto
“Ladri di biciclette”. L’Italia di ieri e di oggi
22 Novembre Nov 2012 0105 22 novembre 2012

Gli italiani e la politica da microonde: le pretese per una politica dai risultati immediati

Per una Paese avere un’ottima reputazione è tutto, tanto in Borsa quanto in diplomazia. Per crearla ci vogliono anni, per distruggerla ci vogliono attimi. La scelta politica di un Leader può condizionare la vita del proprio Paese per decenni mentre quella del popolo che l’ha eletto può condizionarla per tutta la vita.

In Italia, dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri, la durata media di un governo è stata di 1,28 anni su 5 anni di legislatura previsti dalla Legge. Nel nostro Paese, non si conosce ancora il significato della frase “andare a votare”.

Votare, per l’italiano standard, corrisponde ad eleggere qualcuno che sia pronto a dare una risposta immediata ai suoi problemi offrendo la via più facile, quella meno faticosa. Una pretesa di per sé più che giusta, chi non la vorrebbe?! Ma proviamo soltanto per un istante ad osservare ribalta e retroscena, proviamo a fermarci per un secondo e ad interessarci realmente della vita politica della nostra Italia, quella stessa vita politica che con le sue scelte interesserà anche i nostri figli. Ecco individuato il problema.

La politica da microonde, ovvero quella dalla risposta immediata, interessa entrambi: governanti e governati. Una politica facile da infornare ma soprattutto da sfornare, che garantisca le elezioni successive ai primi e panem et circenses ai secondi.

Ma dove finiremo procedendo in questa direzione? Guardiamoci alla spalle, voltiamoci indietro e impariamo dalla Storia perché essa non insegna se non correttamente interpretata e osservata. Sbaglia l’uomo-fumetto Er-Batman a giocare con la fiducia degli elettori ma sbaglia ancor di più il giovane che cambia più volte partito promettendo ai suoi superiori di portare con se tanti colleghi. Questa non è la politica che una Nazione merita, inconsapevolmente il cittadino è fautore del proprio destino e chi crede di liberarsi di un peso una volta votato si sbaglia di grosso, perché proprio in quell’istante il destino si compie.

Cominciamo a formare gli italiani, cominciamo ad insegnargli come votare e non suggerendo loro la risposta ma aiutandoli a cercarla dentro di essi. Iniziamo noi per primi a coinvolgere il cittadino e non ad escluderlo raccontandogli storie inverosimili o promettendo 100 nonostante la capacità di mantenere solo 60!

Invitiamoli ad aprir loro la mente svincolando le famiglie dai pesanti costi della scuola e fornendo un servizio migliore, dagli insegnanti alle strutture. Un popolo di stupidi è più facile da adescare ma più difficile da mantenere fedele. Tutto sarebbe più facile se i nostri concittadini fossero dotati dei mezzi giusti per essere consapevoli dei loro desideri e delle loro scelte, sarebbero molto più facili da interpretare e da soddisfare. Il caos non è governabile, e neanche da microonde.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook