Alfio Squillaci
La Frusta Letteraria
22 Novembre Nov 2012 1341 22 novembre 2012

La filosofia della Pussy Riot

Può darsi che abbiamo perso la grammatica e la sintassi del pensiero e della manifestazione pubblica di esso, può darsi anche che una nuova grammatica e una nuova sintassi abbiano preso il sopravvento e noi c’eravamo nel frattempo addormentati.
Prendiamo le “Pussy Riot” (letteralmente: “Sommossa della fica”, se il mio anglopovero è corretto). Si muovono tra arte vagamente situazionista e politica, sempre in favore di telecamera. La loro performance più famosa è quella in una cattedrale russa dove hanno inscenato dei balletti che le ha condotte a una giusta condanna. Sarebbero state condannate anche in Italia e in qualsiasi Paese occidentale. Siccome sono in Russia si sono beccate anche la loro quota aggiuntiva di “dispotismo orientale”, compresa la Siberia, comme il faut.

C’è questa Nadezhda Tolokonnikova la più carina di esse e quindi la leader del movimento (questo “quindi” non è mio ma dei mass media: nella società dello spettacolo è leader chi è più fotografato: Guy Debord sottoscriverebbe questa proposizione d'emblée) che in una sua precedente performance, quando apparteneva al gruppo Voina, si fece filmare in un situazione decisamente porno all’interno di un Museo di zoologia…in un coito live già lei al nono mese di gravidanza. Praticamente il massimo del massimo, anzi no, c’era una del suo gruppo che s’era inventato il pollo congelato del supermercato dentro la vagina…

C’è un po’ l’effetto elastico in queste situazioni estreme. Del tipo "più reprimi e più rinfocoli", nella convinzione che se non si oppone questo tipo di “modernità” a un Paese arcaico come la Russia (che dopotutto è il Paese di Tolstoj ahimè oltre che quello di Putin) nessuno, nemmeno tu, ti prendi sul serio. Si notava questo fenomeno anche in Spagna, un Paese ultracattolico e socioculturalmente arretrato fino a qualche decennio fa (basta leggere le dichiarazioni di Lucia Bosé su una Madrid degli anni ‘50 dove lei a malapena riusciva a trovare una parrucchiera decente) che appena caduto il franchismo s’è fatta un punto d’onore abbordare la modernità balneare con un rigoroso e di prammatica topless.

Ma c’è anche, in agguato, il midcult già "isolato" magistralmente nella cultura di massa negli anni Cinquanta da Dwight Macdonald, ossia quella cultura media (quella fatta di menti ordinarie a contatto con pensieri alti che Gozzano ironicamente faceva cozzare nella favolosa rima Nietzsche/camicie) quella mezza cultura che aspira alle superne idee senza averne i mezzi intellettuali e che fatalmente sconfina nel kitsch e finisce col farsi bagnetti nella immensa laguna del “Banal Grande” dei pensieri smozzicati.

In una intervista rilasciata a The New Times (20 agosto 2012) e ripresa dal mensile di filosofiaPhilosophie Magazine”, la Tolokonnikova ritiene che il suo processo le abbia ricordato quello di Socrate (rischiava il linciaggio invero se si fosse paragonata a Socrate tout court), dichiara che lei legge il filosofo prêt-à-porter Slavoj Žižek e che la sua è una filosofia d’azione à la manière de Diogene.
Idee chiare? Non molto. Più chiara l’idea di far soldi nella sciagura e battendo il ferro finché è caldo, e dunque la corsa delle Pussy Riot a registrare il marchio e il logo: ricco merchandising si annuncia!

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