Europa da Est
23 Novembre Nov 2012 1054 23 novembre 2012

Le ragioni dell’Europa

La curvatura massima e minima dei cetrioli: ecco ciò di cui Bruxelles si occupa. Questa critica è falsa, ma è vero che l’Unione Europea regola tante minuzie: vale la pena di salvarla, se il prezzo fosse una lunga prospettiva di austerità e recessione?

La domanda sorge perché la crisi non riguarda solo l’euro. Se l’unione monetaria si dissolverà, si disgregherà anche la solidarietà politica tra i suoi membri e l’Unione Europea affonderà rapidamente tra accuse e recriminazioni sulla responsabilità per gli enormi costi della disintegrazione dell’euro, profonde svalutazioni monetarie e, in risposta, diffuso protezionismo commerciale.

Nel nostro paese le conseguenze economiche e sociali sarebbero gravi. Ciò non vuole necessariamente dire un decennio di alta inflazione, manifestazioni sanguinose e terrorismo politico, ma sicuramente bisognerà incollare tante targhette identificative su tanti caschi di poliziotti se vorremo mantenere l’ordine pubblico e difendere i nostri diritti civili.

E le relazioni tra gli stati del nostro continente tornerebbero a essere simili a ciò che erano dopo la prima guerra mondiale: ciò non vuol dire che la Germania rispolvererà l’abitudine di invadere la Francia, come usava fare ogni trenta o quarant’anni, né vuole necessariamente dire rivoluzione, dittatura e guerra. Ma che succederà se la Grecia, stremata, sarà scossa da disordini violenti e prenderà una deriva autoritaria? Se crescerà la tensione con l’ascendente Turchia: ad esempio sul destino di Cipro, che nel 1974 provocò una guerra nonostante i due paesi fossero già membri della NATO? Come si schiereranno le potenze europee se ci sarà un nuovo conflitto?

Vi sembrerà strano sentir parlare di guerra, e magari guerre non ce ne saranno. Quel che voglio dire è che la disgregazione dell’euro non avrà effetto solo sul nome delle nostre monete e sul numero che ne dovremo cambiare per comprare un Big Mac a New York. Perché una volta caduta l’idea di Europa tutti ne trarranno le conseguenze: fallito dopo cinquant’anni il tentativo di unirsi o quantomeno di coordinarsi, ciascuno tornerà a perseguire il proprio interesse nazionale e contrasterà chi abbia interessi divergenti. E tutto cambierebbe: un’Europa divisa sarebbe di scarso interesse per gli Stati Uniti, che già guardano più a est che a ovest, e sarebbe pressoché indifesa di fronte alla Russia, signora del gas, del petrolio, dei suoi antichi vassalli e delle testate nucleari. Certo gli Stati Uniti interverrebbero per impedire a Mosca di prendere il controllo dell’Europa centrale e occidentale, ma noi diventeremmo oggetto di scambio tra queste due potenze, in un contesto in cui gli americani sarebbero un alleato molto meno affidabile che durante la guerra fredda.

È proprio perché spaccarla non è interesse di nessun stato membro – si potrebbe controbattere – che l’Unione Europa reggerà: è irreversibile poiché è indispensabile. Non credo: anche nel 1914 nessuna delle maggiori potenze aveva interesse a provocare un conflitto esteso, eppure l’assassinio di Sarajevo ha dissanguato una generazione di europei. La sopravvivenza dell’Unione non dipende dal principio di razionalità ma dalle scelte che nei prossimi mesi faranno i governi europei e i loro elettorati. E questa lunga, difficile e frustrante crisi rischia di far perdere agli uni e agli altri la lucidità necessaria (l’Italia lo dimostra: penso al consenso che raccoglie Beppe Grillo, ad esempio, o al diffondersi dell’astensione e alle sue cause).

Quindi è utile discutere delle ragioni dell’Europa. Proverò a parlarne attraverso la vicenda dei paesi che la guardano da fuori.

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