Il migliorabile
25 Novembre Nov 2012 1802 25 novembre 2012

Quell'affinità elettiva tra Renzi e Brunello Cucinelli

Se nella rossa Umbria Matteo Renzi ha trovato poche sponde nel cosiddetto apparato politico, un compagno di strada di gran peso lo ha trovato nell'imprenditore del momento, quel Brunello Cucinelli diventato in pochi anni uno dei principi internazionali del cachemire di lusso e che al sindaco fiorentino ha primo offerto lo scenario incantevole del suo teatro, incastonato come una perla dentro il complesso aziendale della sua Solomeo, per il primo passaggio elettorale, poi ha voluto essere in prima fila a Perugia tra i primi ad abbracciarlo al suo ingresso in un gremito Centro Congressi "Aldo Capitini" per la pre-chiusura della campagna, sotto gli occhi cerulei di gioia di Marco Vinicio Guasticchi, giovane presidente della provincia perugina e leader dell'area cattolico-democratica del Pd umbro.

Figlio di umile famiglia operaia di cultura socialista, Brunello Cucinelli, oggi a capo di un'azienda con 550 dipendenti e negozi sparsi in tutto il mondo, è di fatto un'icona per la gran parte della sinistra non solo locale, per il suo mecenatismo culturale irrefrenabile (dal sostegno costante alla fondazione del Teatro Stabile fino al progetto di restauro a proprie spese del grande Arco Etrusco cittadino) e per lo spirito umanistico con cui conduce un'azienda in cui le maestranze guadagnano un 20% in più di quello che il contratto nazionale stabilirebbe per loro. Per qualche ipercritico inossidabile, trattasi di metodi astuti per tenere fuori azienda i sindacati, specie la CGIL che continua ad insinuare "dinamiche non chiare" nei rapporti di lavoro, ma è difficile non vedere nel profilo di Cucinelli un capitano d'industria molto diverso da quelli additati come esempi negli ultimi decenni di modelli vincenti. Intervistato da Pubblico (quotidiano diretto da Luca Telese, con posizioni molto vicine a quelle di Nichi Vendola) recentemente ha affermato di augurarsi di dover pagare una patrimoniale straordinaria, "perchè nei momenti di crisi chi ha più deve aiutare chi resta indietro", di aver seguito con emozione il confronto Sky dei "Fantastici 5" candidati alle Primarie, sottolineando l'umanità sincera di Vendola pur avendo alla fine preferito lo slancio giovanile di Renzi da "moderato di sinistra quale ancora oggi sono".

Il ritratto dell'imprenditore controcorrente si completa con l'annuncio affidato oggi al collega Maurizio Troccoli di umbria24.it; dei 17.012 milioni di euro fruttati dall'ingresso trionfale in borsa avvenuto 9 mesi fa, cinque milioni di euro verranno ripartiti in moneta alle maestranze di ogni livello, "come premio a chi è cresciuto con noi", in una sorta di mutualismo cooperativo microaziendale, o se volete di applicazione delle logiche capitalistiche partecipative classiche del capitalismo renano, in cui ogni ad ogni dipendente viene riconosciuta una funzione sociale nelle affermazioni dell'impresa.

L'azienda Cucinelli traguarda la doppia cifra anche per i ricavi, in salita del 15,2% a 220,2 milioni rispetto al 2011 mentre l’indebitamento è sceso in un anno da 59,6 a 14,4 milioni, a completare il quadro di un'eccellenza che frantuma in contropiede i flutti della crisi di sistema.

Attaccamento al territorio, sensibilità sociale, totale allergia allo "spirito antitasse" tipico di molti suoi colleghi italiani, Brunello Cucinelli, mai laureatosi se non alluniversità della vita, potrebbe rappresentare per Renzi, comunque vada il voto,e perchè no, anche eventualmente per Bersani, l'opportunità di un compagno di viaggio unico per cominciare a tratteggiare "quell'economia sociale di mercato" che tanti in passato hanno usato solo come slogan buono per prendere voti e che potrebbe essere la carta vincente per conciliare nel XXI secolo il solidarismo della sinistra con un liberismo economico fondato sulla centralità del valore universale dell'uomo.

Molto di più di tanti onusti professori e banchieri, ancor di più degli straricchi grandi capitani nostrani delle multinazionali che guardano all'Italia solo come un'impiccio da cui è meglio tenersi lontani, il futuro di un'economia che possa riconciliare la sinistra operaia e popolare col capitalismo, vive anche del non lasciarsi perdere le mani tese di un imprenditore che a noi non più giovani ricorda il profilo di un Adriano Olivetti nel nuovo secolo. Un Adriano non meno grande del saggio imperatore che Cucinelli annovera tra i suoi indiscussi "maestri spirituali".

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