Gianluca Melillo
ItaliAmo
26 Novembre Nov 2012 1445 26 novembre 2012

Non sono un giornalista, ma oggi protesterò con loro al Pantheon. Perchè il ddl diffamazione è semplicemente sbagliato.

L'ho scritto tante volte, secondo me il ddl diffamazione è un'aberrazione.

Una legge vergognosa in uno Stato democratico, un "qualcosa" (non trovo definizione migliore) che avrebbe senso solo in una dittatura.

Vi riporto, per i pochi che ne fossero all'oscuro, i punti salienti di questa "cosa", zeppa tra l'altro di evidenti contraddizioni: multe di 50.000 euro (tali da ipotecare i bilanci di testate medio-piccole), divieto di replicare alle rettifiche quand'anche espongano palesi falsità, ed il carcere per il cronista ma non per il direttore quando pure concorrano nella medesima diffamazione.

Per sgombrare il campo da equivoci, o strumentalizzazioni, personalmente sono convinto che il giornalista, e la testata, che diffamano scientemente qualcuno debbano essere sanzionati.

Ma sull'entità della stessa la mia visione coincide, esattamente, con quella della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. E, di conseguenza, è del tutto difforme dal menzionato disegno di legge.

La Corte raccomanda che la misura dell'ingerenza punitiva dello Stato sia strettamente proporzionata alla tutela dell'onore e della reputazione, e non sconfini invece in sanzioni di per sé tali da dissuadere i media dallo svolgere il loro ruolo di controllori.

Perciò Strasburgo non include la diffamazione, ma solo l'istigazione all'odio e alla violenza, tra le circostanze eccezionali che giustificano il carcere per i giornalisti, e boccia persino le pene pecuniarie se sproporzionate nell'entità.

Ribadiamo il concetto: solo coloro che "istigano all'odio ed alla violenza" possono esser puniti col carcere, anche perchè, in verità, questi tutto sarebbero tranne che giornalisti.

Insomma fra l'Europa e noi, come sempre, qualche (ironia) differenza c'è.

Come anche i signori della Corte dei Diritti dell'Uomo anche io penso che imbavagliare l'informazione, mascherando con una legge un chiaro intento censorio da parte della casta dei palazzi, non mi pare esser il miglior viatico verso un Paese più libero e con più diritti.

E libertà e diritti sono le fondamenta di come io intendo lo Stato. Per questo, a maggior ragione proprio perchè non sono un giornalista, oggi manifesterò con loro al Pantheon.

Perchè non voglio essere cittadino di un Paese che ha paura della libertà.

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