Jacopo Tondelli
Post Silvio
28 Novembre Nov 2012 2017 28 novembre 2012

Guccini e quell’endorsement di chi non si rassegna alla fine del Novecento

Ci sono diversi dischi di Francesco Guccini che non ascolto più, ma conosco letteralmente a memoria. Amerigo, Via Paolo Fabbri, Signora Bovary, Radici. Pietre miliari del cantautorato europeo, indubbiamente, sepolte nella memoria di chi si ricorda l'omone di Pàvana prima che insistesse, già quasi sessantenne negli anni novanta, sulla via di un tardo movimentismo populista, culminato nel voler essere cantore del G8 di Genova e dei suoi scempi quando le sessanta campane erano ormai suonate da un paio d’anni.

Oggi, il maestrone endorsa Bersani. Un endorsement regionale, generazionale, di mentalità di fondo. Un endorsement del tutto novecentesco che raffigura assai bene, in realtà, la forza semplice del messaggio di Renzi: il passato è passato. Banale? Senz’altro, se non fosse che siamo in un paese in cui le evidenze son spesso negate. 

Ecco, Guccini fa l’endorsement, e lo sente sincermanete in continuità di fondo con i loro anni Settanta, la bassa padana, le feste dell’Unità, l’accogliente famiglia del “comunismo democratico”.

Inizia il dibattito. E, naturalmente, lo ascoltiamo e poi semmai ne riparliamo. 

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