Mambo
28 Novembre Nov 2012 0806 28 novembre 2012

Se vogliono vincere Renzi e Bersani devono avere il coraggio di dire la verità sulla situazione italiana

Le primarie stanno facendo bene al Pd. Non è detto però che il risultato sani le fratture e non dia seguito a una successione di recriminazioni e di scontri che possono incrinarne la struttura. Il dopo primarie sarà più interessante di questa fase che le precede. Il partito per la prima volta si è rivelato, come si dice oggi, contendibile e i due maggiori candidati non avrebbero potuto essere più diversi per età, formazione politica, rapporto con la comunicazione ecc.

Su un punto tutti e due i candidati si sono rivelati deboli e elusivi. È ovvio che in campagna elettorale si debbano vendere sogni e speranze. È altrettanto ovvio che ciascuno dei due offra se stesso come rimedio a tutti i mali. Nel sud si dice che è inutile chiedere all’acquaiolo se l’acqua è fresca. Che deve dire? Tuttavia c’è un eccesso di ottimismo nei discorsi di queste ore che fa paura.

Sia Bersani sia Renzi, soprattutto quest’ultimo, vantano ricette miracolose per guarire il paese. I supporter dell’uno e dell’altro invitano i critici a leggere i programmi ma è noto che i programmi non servono a niente. Pensate a quello dell’Unione. Quel che conta è l’idea dell’Italia che si vuole trasmettere. Quando vinse Berlusconi disegnò un’Italia soffocata dallo stato e dalle sinistre che liberata da queste catene avrebbe veleggiato verso il progresso inarrestabile. Un milioni di posti di lavoro, libertà per tutti, todos imprenditori. Gli credettero. Qualche anno dopo, quasi due, Romano Prodi fece all’Italia un discorso diverso e raccontò della profondità della crisi, della necessità di rimedi strutturali e dell’obbligo di stare in Europa a ogni costo. Vinse per questo e per quella sua aria, forse non rispondente al vero, di uomo tranquillo e senza rancori.

Oggi i due candidati del centro-sinistra mostrano di credere che le ricette anti-crisi siano a portata di mano e che il problema italiano stia nel manico. Basta cambiare o in parte confermare la classe dirigente della sinistra e l’Italia salperà verso il futuro. Mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe un discorso più onesto, depurato dai consigli dei fantasmagorici suggeritori mediatici.

L’Italia è alla canna del gas. L’intemerata di Monti sul sistema sanitario, prima di interrogarci sull’eventuale disegno di favorire la sanità privata, ha portato alla luce uno dei nostri bubboni storici. Spese pazze, zone di eccellenza annegate in tante zone di inefficienza e corruzione. Soprattutto al Sud. L’Ilva ci dice che stiamo di fronte a un crocevia in tema di sviluppo industriale con annessa possibile drammatica rottura della convivenza civile in una delle città più importanti del Sud. Abbiamo dimenticato la Fiat? Vogliamo parlare di quelle generazioni che non lavoreranno mai e di quei quaranta-cinquantenni che hanno lavorato pochi anni e dovranno trascinarsi nell’assistenza, spesso all’interno delle famiglie. Mi aspetterei dai candidati un po’ meno di ottimismo e un po’ più di discorsi alla maniera di Churchill, cioè il programma “lacrime sudore e sangue”. I

o non voterei mai per un candidato che crede che basti la proposta Ichino per creare posti di lavoro. L’Italia è affollata di giuristi mentre avrebbe bisogno di imprenditori di fantasia, di scopritori di mercati, di inventori di nuove tecnologie e produzioni. L’Italia che il centro-sinistra sta raccontando in questi giorni non è reale perché nasconde i suoi drammi e i suoi leader parlano più come il Berlusconi del 94 che come il Prodi di due anni dopo. Pensate l’effetto bomba che avrebbe un leader che dicesse agli italiani la cruda verità di un paese, peraltro non privo di risorse e di energie, che sta per fallire. Pensate all’impatto di chi dicesse, kennedianamente, che non bisogna chiedersi che cosa l’Italia può fare per gli italiani ma che cosa gli italiani possono fare per l’Italia.

Invece il dramma nostrano, che queste primarie confermano, è che tutto il discorso pubblico si svolge nei recinti ristretti della politica, questo leader piuttosto che quell’altro, la casta e l’anticasta, i giovani contro i vecchi. Non è così che i grandi leader del passato e di altri paesi occidentali si sono rivolti ai propri cittadini. Poi non vi stupite se Grillo sfonda visto che lui mescola anticasta e rappresentazione catastrofica della realtà. Tutto sommato dice più lui la verità di quelli che propongono se stessi come rimedio.

Insomma cari candidati, fatevi coraggio, non parlate ai vostri supporter, alle vostre nomenklature, che sono due e non una, parlate al paese dicendogli che sta male e che il compito che volete assolvere è quello del medico di pronto soccorso che ha un protocollo per salvare il paziente e qualche idea su come rimetterlo in piedi. Il resto sono chiacchiere e distintivo.  

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