Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
29 Novembre Nov 2012 1524 29 novembre 2012

Hashtag, Spongebob, Like : il gusto perverso di dare nomi idioti ai figli

Dopo aver letto la notizia della nascita della piccola Hashtag Jameson – o #Jameson che dir si voglia – ho avuto un piccolo mancamento. Con la bocca ancora spalancata per lo stupore, ho cercato conferma in giro e purtroppo l’ho trovata.
Un parte di me spera ancora che sia ancora una bufala, ma a quanto pare una coppia di fanatici di Twitter ha chiamato l’erede Hashtag. H-a-s-h-t-a-g. Un minuto di silenzio, per favore.

Non solo, leggendo lo stesso articolo che mi ha confermato la simpatica trovata dei signori Jameson, ho scoperto che i nomi bizzarri – leggi idioti – abbondano come il riso sulla bocca degli stolti.
Ne copio alcuni:

  • Facebook, dato da una coppia di egiziani alla prima figlia in onore di Mark Zuckerberg e della sua creatura.
  • Like, scelto da due israeliani per le stesse motivazioni di cui sopra.
  • Google, che vive in Svezia e ormai ha sette anni, figlio di Carol ed Elias Kai, noto estimatore del celebre motore di ricerca. Su Google vorrei soffermarmi un attimo, perché il povero bimbo è ormai in età scolare e non oso pensare alla paccata di battute che si dovrà sorbire ogni giorno. Povero, povero Google.
  • Yahoo, come il sito grazie al quale i suoi genitori messicani si sono incontrati.
  • Spongebob, scelto dal fratello maggiore del nuovo nato e accolto senza batter ciglio da mamma e papà. Quando poi i due furboni si sono resi conto che forse – ma proprio forse, eh – il nome non era proprio una genialata, era ormai troppo tardi e cambiarlo sarebbe costato troppo. E così Spongebob è rimasto.
  • Superman, che però – attenzione attenzione – è stato solo un ripiego dopo che due neozelandesi si sono visti rifiutare 4Real Aspettiamo “davvero” un figlio», dissero i genitori dopo la prima ecografia). Superman, infatti, in famiglia viene tranquillamente chiamato 4Real, tiè!

Tutto questo mi fa tornare in mente quelle povere ragazze, alcune anche mie amiche, che si sono dannate per anni per essersi viste infilare a tradimento un’acca nel nome – Deborah, Samantha – col pretesto di farlo sembrare più esotico. Già, esotico, si dice così no?
Adesso, paragonata ai nomi 2.0, quella povera acca sembra quasi ingenua ed indifesa. Oserei dire innocente.
E alla mia amica Samantha con l'acca vorrei dire solo una cosa: pornodiva batte cancelletto 1000 a 0. Fidati.

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