Congiuntura
29 Novembre Nov 2012 1721 29 novembre 2012

I 30 anni in cui il mondo è cresciuto grazie al debito

Il mondo ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità negli ultimi 30 anni. Quello che sembrava evidente anche a un bambino ora è esposto graficamente, grazie a Citi. Il grafico pubblicato in calce a queste righe arriva dall’ultimo rapporto di Willem Buiter, capo economista della banca statunitense, e Ebrahim Rahbari proprio sulla bolla in cui sta vivendo il mondo. Una bolla fatta di debito, che viene ripagato con altro debito, che viene impacchettato e serve per pagare altri debiti. È il principio secondo cui ha vissuto buona parte delle economie avanzate dal 1980 a oggi. Ora però il giocattolo si è rotto. E poco importa se si può riparare: la saturazione è già a livelli insostenibili.

Leggere, e interpretare, la storia aiuta sempre a capire le tendenze future. Prendiamo la Grecia. Nel novembre 2009, quando emerse il dramma del debito ellenico, era considerato folle parlare di default, di condono del debito, di ristrutturazione, haircut o uscita dal’eurozona. Oggi, dopo soli tre anni, sono parole, temi e scenari che abbiamo fatto nostri, che abbiamo metabolizzato, somatizzato. Non fanno quasi più paura, come fossero stati esorcizzati. La nuova consapevolezza che i cittadini europei hanno però non contempla uno dei settori più cruciali.

Quella in cui ci troviamo non è una semplice crisi, ma qualcosa di ben più profondo. È un ribilanciamento dell’economia globale, unito a un cambiamento del modello di sviluppo. Fino a quando non ci sarà questa consapevolezza, poco si potrà fare. I numeri spesso arrivano delle idee, come nel caso del Pil italiano, tornato ai livelli del 2001. O come la capacità di risparmio delle famiglie, mai così bassa dal 1980. Non è questione di preferenza di austerity, crescita, decrescita felice o altre teorie economiche: si tratta di capire che il livello di benessere raggiunto negli anni passati non potrà essere raggiunto prima di diverso tempo. In altre parole, bisognerà adattare, a più livelli, lo stile di vita alla situazione economica globale. E a tal nuova consapevolezza si dovrà unire un modello di sviluppo sostenibile. Più facile a dirsi che a farsi. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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