Andrea Porcheddu
L’onesto Jago
29 Novembre Nov 2012 1041 29 novembre 2012

Il dibattito e la cultura

L’abbiamo seguito tutti, il dibattito per le primarie.
Quello in camicia, l’altro in giacchetta; quello pimpante, l’altro pacato; quello che gioca a fare l’incendiario, l’altro il pompiere...
Bersani&Renzi hanno detto anche cose interessanti. Sono scivolati sulla retorica più becera (la bambola rossa, il chierichetto, il fratello medico, i 100 giorni di governo e altre amenità), ma nell’insieme hanno retto bene. Il guaio, colpa anche delle meste domande preparate, è che nessuno dei due si è sognato di pronunciare la parola “cultura”. A dire il vero, dopo venti minuti di discussione, Bersani ha bofonchiato “progetto culturale”, ma l’ha fatto quasi sottovoce, un po’ vergognandosi, come se stesse chiedendo viagra in una farmacia affollata. Per il resto, nulla.
Ma non dico parlar di teatro o di lirica, per carità, che sarebbe troppo: ma almeno di beni culturali, di patrimonio nazionale! Di Pompei o del Colosseo, del Maxxi o dell’Egizio di Torino...
Insomma, per il Pd la cultura sembra proprio non essere – come si dice – “in agenda”.
L’arte, evidentemente, è argomento troppo ostico per un dibattito tv in prima serata, ma sarebbe stato bello almeno ricordare – visto che tanto d’economia e di crisi s’è parlato - che il patrimonio culturale è una fonte di reddito vivacissima. L’Unione Europea ha creato la definizione, a questo proposito, di “Industrie culturali creative”: la cultura insomma, non è improduttiva (con buona pace del non rimpianto ministro Tremonti), né solo spesa, elargizione, prebenda. Ma industria, fonte di reddito e di lavoro. Ai recenti stati generali della cultura, promossi dal “Sole24ore” al teatro Eliseo di Roma, si sono ricordati alcuni dati: per la crisi, si è registrata nel 2011 una flessione ma, se pure l’offerta di spettacoli segna un -3,1%, gli ingressi hanno toccato i 22,3 milioni. Sono dati Siae per il 2011, e sembrano indicativi. Tanto per intenderci, il blasonato e sponsorizzato calcio ha avuto 22,6 milioni di ingressi. Gli italiani, dunque, non hanno rinunciato al teatro, al cinema, ai concerti, al ballo: non hanno rinunciato alla cultura, portando – per quel che riguarda la prosa – almeno 185 milioni di euro al botteghino in un settore dove lavorano oltre 200mila persone (più quelli che studiano nei conservatori, nei dams, nelle accademie, che saranno gli artisti di domani), molte più che alla FIAT o Alitalia. Purtroppo, però, di tutto questo mondo, i politici non si sono mai accorti. E la premiata ditta B&R non ne parla. Certo, da Renzi non mi aspettavo molto, visto che ha candidato Baricco a ministro della Cultura. Ma Bersani! Invece di chiedere scusa a Michelangelo, Leonardo, Donatello, Verdi, Pirandello, Fellini per come sono trattati nel BelPaese, Bersani ha chiesto scusa al parroco.
Chissà che sulla via del ballottagio non si ravveda, e dopo – semmai uscisse vincitore – non cominci a fare una vera politica culturale: sarebbe una bella scelta di sinistra.

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