Eugenio Furia
Appapà
29 Novembre Nov 2012 1215 29 novembre 2012

Le fiabe di nonno Pierluigi: l’insegnante-falegname e la bambola rossa. Ma vince Monica

Sono le 21 passate e le bimbe dormono, ma se avessi dovuto scegliere chi tra quei due in tv racconta meglio le favole non avrei avuto dubbi: zio (nonno?) Pierluigi. Il più fedele al fascino della “narrazione” alla fine è stato lui: se Renzi, per dire, era caduto nella trappola insulsa delle cose da fare «nei primi 100 giorni» da premier, Bersani con un colpo d'ala aveva spiazzato tutti promettendo «qualche sorpresa, perché chi governa deve anche sorprendere». È la vittoria della retorica della bambola («rossa», manco a dirlo) che spinge Pierluigi contro il Matteo «Gianburrasca», come lui stesso si definisce a sorpresa volendosi assolvere (errore di comunicazione): l'aneddoto della bimba che chiede «lo stipendio di mamma» al leader del Pd tra i regali di Natale è un tributo all'eloquio vendoliano.

Per il resto, tra il bicchiere d'acqua cui spesso ricorre il “vecchio” e la stilografica compulsata dal “giovane” – che stavolta la preferisce al telefonino –, qualche chicca la infilano entrambi: il primo nel ricordare del dolore che arrecò al proprio parroco quando aderì allo «sciopero dei chierichetti», il secondo nel replicare a questa battuta calcando la mano sul suo pantheon da baciapile. Ma Renzi si spingerà – unica polemica in un confronto improntato al massimo fair-play – anche ad accusare lo sfidante di «demagogia» in fatto di Afghanistan e F35. Sulle mafie – non menzionate dal sindaco di Firenze in una delle prime risposte, quelle sulla questione meridionale – dovrà recuperare a fine diretta con l'aneddoto della campagna elettorale chiusa percorrendo i 100 passi di Cinisi (scelta pop ma efficace) che separano le case di Impastato e Badalamenti. «Bisogna colpire il patrimonio delle organizzazioni criminali – aveva detto Bersani –, perché Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta nei propri territori occupano, mentre al di fuori investono»; poi un passaggio dedicato al sindaco antimafia di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta, dimostra la presenza sul territorio calabrese, dove il segretario ha fatto incetta di voti e – per dirne una – ha festeggiato il suo ultimo compleanno. Rimaniamo col dubbio che Renzi sappia chi sia la Lanzetta.

Sul finanziamento pubblico ai partiti, Bersani raccoglie uno dei tanti applausi chiudendo così la risposta: «Non mi va che solo i ricchi possano fare politica».
Renzi? Ripete troppe volte «fatemelo dire da sindaco» (l'altro non dice mai «fatemelo dire da segretario»). Ha contato i giorni di Bersani da ministro ma non ha sferrato il colpo basso dei 98mila euro messi in campo dai Riva per la causa del centrosinistra; è riuscito a dire e non dire persino quando ha parlato delle colpe della sinistra al governo in fatto di conflitto d'interessi («il conflitto d'interesse ha un nome e cognome: quello dell'ex presidente del Consiglio», sì, lo sappiamo, ma quale?) però ha smentito di voler cedere alle sirene del centrodestra; sulle pensioni s'è attestato su posizioni possibiliste-forneriane (nell'appello finale gli scappa addirittura un «siamo stati un po' bamboccioni») ma è bravo a muoversi nel terreno arduo del politicismo e delle alchimie da alleanza: mi si accusa di pescare nell'elettorato di centrodestra – detto in soldoni – e poi come ve lo spiegate che il Pd insegue l'Udc?!?
Tornando alle fiabe, avrebbe colpito anche le mie due bimbe la figura dell'insegnante-falegname che ha il compito gravoso di costruire gli scaffali dove ordinare la valanga d'informazioni che piovono sulla generazione 2.0. Un'altra bella trovata di nonno Pierluigi.

Il confronto però lo vince Monica Maggioni, che parla già da neodirettore del Tg1 nella new-era (democratica?) ed è perdonata per aver “bucato” l'endorsement pro-Bersani di Nichi Vendola regalato in diretta a un'altra rossa del giornalismo tv, Lilli Gruber, qualche minuto prima su La7.

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