Federico Iarlori
From Paris with blog
29 Novembre Nov 2012 1414 29 novembre 2012

Le primarie del centro-sinistra viste dai francesi: «Hanno riacceso la passione politica in Italia». Veramente!?

Sono il solo a disinteressarmi completamente del circo mediatico che accompagna le ennesime primarie del centro-sinistra? Evidentemente sì. O comunque – vista l'immensa partecipazione degli elettori - sono uno dei pochissimi a pensare che scegliere un volto anziché un altro (tra quelli che ci sono stati proposti) non cambi niente alla sostanza di un parte politica che non riesce a trovare la propria identità e che continua – con 'sta scusa della democrazia - a spendere tempo e risorse per scegliere il proprio leader, invece di decidersi a governare il Paese una volta per tutte. Lo penso soprattutto dopo aver ascoltato - attonito - la lista delle personalità storiche che popolano il pantheon politico dei candidati. Il risultato, in diretta su Sky, fu a dir poco patetico: in quel pantheon c'erano più santi che uomini. E la politica - questo è quello che penso - ha bisogno di uomini.

Anche in Francia – dove la politica si sforza di conservare una certa dignità - la eco dell'evento politico italiano è stato percepito come una rivoluzione. La vittoria della politica sull'oscurantismo rappresentato dai tecnocrati del Governo e dall'arrembante populismo di Beppe Grillo. Secondo quanto riferito da Marc Lazar (professore a Sciences-Po Parigi e alla Luiss di Roma) al quotidiano Le Monde, il successo registrato dalla sfida tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi – quest'ultimo definito addirittura come «una nuova stella che ha saputo mettere il dito là dove fa male, e cioé sulla gerontocrazia, la vera piaga dell'Italia», - esprime la chiara volontà del popolo italiano di tornare ad «affidarsi alla politica per non lasciare la penisola nelle mani dei tecnocrati». Perché sono i tecnocrati che ci hanno portato fin qui, mica la politica. Incredibile, no?

Per Philippe Ridet, corrispondente a Roma per Le Monde, la sfida Bersani-Renzi potrebbe quasi essere paragonata (pur non essendo allo stesso livello in quanto a virulenza mediatica) a quella tra Jean-François Copé e François Fillon, i due contendenti per la leadership dell'UMP, il partito orfano di Nicolas Sarkozy. Ecco i ritratti all'acquerello che improvvisa il cronista francese dopo aver osservato attentamente gli sfidanti a "Che tempo che fa": «Mentre Renzi, vestito con un elegante completo blu, ha moltiplicato le pose, le battute e gli slogan, Bersani, seduto sulla sedia a gambe divaricate come un contadino, sembrava un nonno indeciso tra autorevolezza e indulgenza di fronte al comportamento del suo nipotino». Insomma, si diceva, davvero una sfida di alto livello.

Ma il cronista di Le Monde è un poeta: ecco, per l'appunto, come si diverte ad annotare sul suo blog le impressioni della giornata elettorale di domenica scorsa: «La sezione del PD di via dei Giubbonari – scrive – nel centro storico di Roma odora di bon ton borghese-bohème dei suoi militanti e di nostalgia. Ai muri, alcune foto di Antonio Gramsci, fondatore del PCI, e di Enrico Berlinguer, carismatico segretario del Parito Comunista Italiano, ricordano il lungo e tortuoso cammino della sinistra italiana passata dal marxismo al riformismo odierno».

Eh, appunto: la nostalgia.

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