Alessandro Sannini
La nota
29 Novembre Nov 2012 2006 29 novembre 2012

Mid&Small Caps :L'Advisory Parte della Banca

Le Piccole medie imprese possono diventare interessanti per i mercati. L'Advisory può partire dalla Banca.

Oggi sono stato alla Mid Small Cap Conference di Borsa Italiana , dove le aziende quotate in pitch si presentano e si confrontano alla comunità finanziaria. In questa sessione sono state ammesse anche le Small Cap del mercato AIM-Mercato Alternativo di Capitale a parlare di loro insieme a quelle dell’MTA.

Farsi un giro in Borsa è utile per capire lo status dei mercati e dell’economia italiana.

Come nel caso del Private Equity siamo in primo luogo in bàlia di assimmetrie informative ed una certa ignoranza da parte dei consulenti locali. Oggi erano presenti fra l’altro aziende che possono avere una certa crescita che però di certo un fatturano centinaia di milioni di euro come Primi sui Motori che è un caso emblematico di quando si possa fare un avvicinamento veloce ai mercati anche con numeri non proprio da multinazionale. Il programma Elite di Borsa Italiana è sicuramente interessante , ma da fare dell’accademia è molto facile , ma sarebbe necessario fare del delivery di operazioni.

Qualche giorno fa Stefano Bison ,project leader di Boston Consulting ha presentato un rapporto per quanto riguarda l’M&A e ha delineato un riposizionamento di questo tipo di comparto del settore corporate con un modello intrabancario. Guardando quindi il settore con una visione macroscopica , penso soprattutto al territorio che conosco meglio quindi il Nord-Est , ritengo che forse bisognerebbe riflettere sul modo di fare banca. La banca che sia grande che piccola è un po’ come una cattedrale dove , ed è ironico , dove l’imprenditore va a confessarsi e spesso non riceve un assoluzione od alcuna lettura spirituale su cui riflettere.

Quindi , viene da pensare che c’è un mercato per nuovi intermediari finanziari che funzionino davvero come banche d’investimento e merchant. Ad esempio una buona base di partenza potrebbe essere la capillarità dei crediti cooperativi che si può leggere nelle loro forme statutarie: a) la mission statutaria sottesa alla natura giuridica e sociale della cooperativa (rectius, la prevalente mutualità; b) il perseguimento, tra gli altri scopi anch’essi statutari, della “coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale opera”. Siffatta tipologia di enti è tradizionalmente annoverata all’interno di quegli spazi lasciati sempre più spesso da uno Stato spossato ed anemico e da un mercato sempre più concorrenziale e speculativo. E se questi enti cambiassero marcia e diventassero “antenne” locali di un mondo nazionale ed internazionale volto alla crescita dei loro territori con i piedi ben saldati sulla terra , ma lo sguardo aperto al mondo? Se questi enti diventassero l’interfaccia o il primo presidio per l’imprenditore che non ha fatto un MBA per avere dei driver per la ri-crescita?

L’economia e la finanza non si prestano più a una chiave di lettura univoca, e lo dimostra il fatto che nel prossimo anno la crescita mondiale sarà affidata principalmente alle economie considerate emergenti nel recente passato, mentre l’Europa e gli Stati Uniti continueranno a essere in difficoltà. Di conseguenza, a prescindere dalla nazionalità dell’impresa, saranno le aziende posizionate sui mercati esteri e quelle in grado di esprimere modelli di business originali quelle in grado di attrarre capitali anche dall’estero. Ciò vale anche per il nostro Paese come dimostra il fatto che il 90% circa delle partecipazioni degli investitori istituzionali nei titoli del FTSE MIB è riconducibile a investitori internazionali.

Visto che in cinese la parola crisi è formata due parole , tra cui c’è l’opportunità , sarebbe auspicabile di cominciare a lavorare sui territori per questa ricrescita aprendo alle aziende ,agli imprenditori e alle famiglie nuove possibilità nazionali ed internazionali.

La Banca d’affari per la Piccola Media Impresa italiana deve tenere conto della magica sovrapposizione tipica del nostro paese “ famiglia ,azienda e patrimonio” e spesso è tutto sovrapposto . Deve essere hub e catalizzatore di interessi generali , ma anche di interessi relativi. Deve avere il coraggio di essere propositiva sulla creazione di strumenti d’investimento , nuovi ed innovativi come ad esempio le SPAC. Le nostre aziende sono piene di assets intangibili che dovrebbero essere valutati ed essere valorizzati accanto al rating. Deve stimolare le aggregazioni e le reti d’impresa volte ad aumentare la competitività anche di player più piccoli che hanno per qualità e tradizionalità di prodotto la possibilità di vincere all’estero in un’ottica di “ vendere per produrre”.

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