Punto e a Capo
30 Novembre Nov 2012 1650 30 novembre 2012

Accà se more comm’e mmosche

Accà se more comm’e mmosche”, “Qui moriamo come le mosche” .
Mario Cannavacciuolo, pastore di Acerra.


Siamo, alla requisitoria finale, del processo Carosello-Ultimo Atto che, iniziato l’11 Ottobre del 2006, vede alla sbarra, nel ruolo di “attori principali”, i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini implicati, congiuntamente ad altri 36 imputati.
E, dal racconto choc, del pubblico ministero della Dda Maria Cristina Ribera, emerge che gli agricoltori acerrani, piuttosto che rivolgersi allo Stato, andarono dal boss Pasquale Di Fiore, poi pentito, pur di scongiurare lo sversamento di veleni d’ogni sorta nei terreni.

Parliamo, di uno smaltimento illecito di un milione di tonnellate di rifiuti speciali, che, provenienti, prevalentemente dalla Toscana e dal Veneto, sono finiti nei siti di Lenza Schiavone e di Via Tappia, ad Acerra, di Bacoli e Giugliano, e di Qualiano, con un giro d’affari di 27 milioni di euro.

Con il sistema del “giro di bolla, ditte del nord Italia come la Enichem, di Priolo, Decoindustria di Cascina, provincia di Pisa, Nuova Esa di Marcon, e Servizi Costieri di Marghera, entrambe in provincia di Venezia, con l’intermediazione dei Pellini, e di altre società coinvolte nell’inchiesta, smaltivano i loro rifiuti speciali, senza alcun trattamento.
Attività continuate, anche dopo l’inizio dell’inchiesta, che hanno portato, sul territorio campano, i residui più pericolosi della produzione industriale, contenenti oli minerali, amianto, oli esausti, acque reflue, tutti dannosissimi per la salute.

Il disastro ambientale è stato voluto dagli imputati” ha detto nella sua arringa, Maria Cristina Ribera, e, secondo l’articolo 439 del Codice Penale, chiunque avvelena acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni. Se, invece, dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l’ergastolo.

Associazione per delinquere, disastro ambientale, traffico illecito organizzato di rifiuti, falso in atti pubblici ed emissione e utilizzazione di fatturazioni per operazioni inesistenti sono le accuse a carico degli imputati ma, nel frattempo, buona parte dei reati contestati sono da considerarsi “prescritti”, ovvero non più perseguibili dalla giustizia.

La seconda e ultima parte della requisitoria si terrà il prossimo 27 dicembre e, purtroppo, non è difficile immaginare un esito infelice quanto quello del Processo Cassiopea. Forse perchè le ecomafie campane sembrano avere stretto patti di ferro con lo Stato e con la Massoneria?

Intanto, il terreno è andato perduto, e continuano a farlo anche le nostre vite: accà se more comm’e mmosche!

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