Mercato e Libertà
30 Novembre Nov 2012 1329 30 novembre 2012

Ci sono possibilità di pace in Palestina?

Il mio recente articolo per Libertiamo sulle possibilità di accordi di pace in Palestina fa trasparire più ottimismo di quanto sia credibile averne. Il motivo è che l'obiettivo che mi ponevo era capire quali problemi "reali" - e per spiegare l'aggettivo servirà un lungo excursus - ci fossero nell'area, e cosa si potrebbe fare per la pace se gli unici problemi fossero quelli "reali".

Cos'è un problema "reale"? Tucidide diceva che le guerre si combattono per "interesse, paura ed onore": un problema reale è l'"interesse", perché chi ha interessi contrapposti è in conflitto, se il conflitto si fa violento è guerra, e quando si trova una composizione del contrasto si ha la pace.

La "paura", quando non è una forma preventiva di "interesse", è la naturale constatazione che quando tutto è strumentale nulla è sacro, e quindi la fiducia è un rischio. C'è sempre, in guerra, perché è questione di vita o di morte: per capirlo basta leggere Erodoto. La paura rende le trattative più difficili, ma non impossibili.

Ma cos'è l'"onore"? Sembra un concetto antiquato, appartenente ad epoche passate. Ed è difficile usarlo per chi lancia razzi a centinaia contro civili, come Hamas. Meglio una parola simile ma con una connotazione meno positiva: "orgoglio". Meglio ancora: "ostinazione". Ancora un passo: "fanatismo".

Le guerre si combattono per interesse, paura e fanatismo. Il tono apparentemente ottimistico dell'articolo è legato al fatto che ho discusso di interesse, lasciando ai margini paura e fanatismo. Se fosse solo una questione di interesse, il conflitto sarebbe già finito da decenni: una volta appurato che Israele era più forte militarmente, i palestinesi avrebbero accettato un loro Stato autonomo in pace con Israele. Il problema è proprio che il problema non è l'interesse.

Compatibilmente con la sua sicurezza Israele può avvantaggiare chi non commette attentati (Fatah) facendo vedere che dal punto di vista dell'interesse è una strategia migliore del terrorismo (Hamas), che va combattuto e reso il più possibile impotente. Ci sono margini per rendere possibile questo obiettivo, purché i responsabili palestinesi della Cisgiordania vogliano veramente un accordo.

L'articolo nasceva da una constatazione: pressoché tutti i cattivi argomenti e tutti le dimostrazioni di cattivo gusto (bell'eufemismo, devo dire, per i tanti che hanno inneggiato alla Shoah) provenivano dai difensori della causa palestinese. Volevo quindi approfondire la questione per ottenere buoni argomenti che fossero critici con Israele.

Mi è stato chiaro fin dall'inizio che a nessuno fregava niente della bontà degli argomenti, come a nessuno fregava niente in realtà dei civili che morivano in guerra, ma proprio per la totale mancanza di intelligenza e buonsenso che avevo notato nei dibattiti mi sono sentito in dovere di sforzarmi di produrre la migliore argomentazione pro-palestinese che potessi mettere per iscritto.

Da qui, l'articolo:

Per raggiungere la pace bisogna trovare un compromesso, e occorre studiare le rivendicazioni di tutti e ricomporle. Ciò non è sufficiente, ma è necessario: far fuori gli psicopatici, ammesso che sia possibile, non basta, se le persone sensate di entrambi i lati non giungono ad un accordo.

Pietro Monsurrò

@pietrom79

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