Banana Markets
30 Novembre Nov 2012 1426 30 novembre 2012

Dove pensano di investire le Fondazioni se escono dalla Cdp?

Il Sole 24 Ore stamattina riporta il probabile recesso di Cariverona dall’azionariato della Cassa depositi e prestiti, scrivendo che il fronte dell’Acri, l’associazione che riunisce le fondazioni bancarie, non è più così compatto sull’ipotesi di conversione delle azioni privilegiate nel capitale dell’ente controllato dal ministero dell’Economia e amministrato da Giovanni Gorno Tempini.

La diatriba è nota e riguarda il conguaglio vicino a 2 miliardi di euro che le fondazioni dovranno versare per non diluirsi nel capitale della Cdp, la quale ha fissato un’assemblea straordinaria per il prossimo 10 e 12 dicembre, in prima e seconda convocazione, proprio per decidere le modifiche statutarie necessarie alla conversione delle azioni. Un esborso che il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, sta cercando di limitare calcolando – istanza che è stata avallata dal Consiglio di Stato come legittima – il contributo al patrimonio della Cdp e non al capitale sociale, come recita invece lo statuto della Cdp. Lo stesso Consiglio di Stato ha auspicato una legge ad hoc per fissare il concambio, legge che potrebbe trovare spazio nel Dl Crescita attualmente all’esame a Palazzo Madama. 

Se questa è la cronaca, è lecito chiedersi: ma se le fondazioni escono da Cdp, che strategia attueranno per continuare a perseguire la loro mission istituzionale, cioè erogare risorse al territorio? Il dividend yield dell’anno scorso – va ricordato che la cedola non può andare sotto il 3% al netto dell’inflazione – è stato del 3,17% (111 milioni di dividendi per 350 milioni di azioni dal valore nominale di 10 euro l’una), superiore alla redditività del patrimonio evidenziata dalla consueta indagine annuale dell’Acri, pari nel 2011 al 2,7%, in netto calo rispetto al 4% del 2010, anche se la media dal 2000 al 2011 è del 5,9 per cento. Colpa della crisi, degli esigui dividendi distribuiti dalle banche di cui sono azioniste. Colpa, come si vede dal grafico qui sotto, delle gestioni patrimoniali, ben poco remunerativa:

Fonte: Diciassettesimo rapporto sulle fondazioni di origine bancaria 2011

Colpa, come sottolineano da tempo gli economisti Luigi Zingales e Roberto Perotti, dell’abbraccio mortale con la politica, che riempie i loro parlamentini. Responsabili di bruttissimi episodi come quello recente della Cassa di risparmio di Udine, i cui vertici hanno deciso di bocciare un taglio del 10% agli emolumenti mentre le risorse messe a disposizione del territorio continuano a scendere di anno in anno. La reddivitità del patrimonio potrebbe essere più alta? Forse sì. Come? I Btp a 10 anni rendono il 4,5%, ma non danno diritto a poltrone. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook