Èvviva
30 Novembre Nov 2012 1602 30 novembre 2012

Ho intervistato Erri De Luca. Tema: se le piace tanto Napoli, perché poi non ci vive?

Per dodici ore è stato il tormentone del web. La pagella de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita in 107 province italiane non è piaciuta a Erri De Luca, soprattutto per quanto riguarda Napoli. Dal dossier de Il Sole, su sei indicatori considerati, la città risulta penultima, appena prima di Taranto. Napoli è ultima su 107 per qualità della vita, 84sima, e fanalino di coda tra le grandi città, per servizi, ambiente e salute. 93sima per affari e lavoro. 91sima per ordine pubblico. Meglio piazzata per frizzi e lazzi: per il tempo libero si piazza al 78simo posto su 107.
Le dichiarazioni di Erri De Luca hanno fatto il giro del web spaccando il popolo di Internet. Una parte è rimasta affascinata dalle parole usate dallo scrittore di “Montedidio”, l’altra invece, si è scagliata contro. Le frasi di De Luca sulla classifica de Il Sole 24 ore risalgono, però, a due anni fa.
In un’intervista rilasciata al Tg2000 nel 2010, lo scrittore si rivolgeva a chi aveva stilato la pagella relativa a quell’anno rifiutando l’idea di una classifica: Napoli è troppo grande, troppo immensa, è troppo per poterla raccontare con degli indicatori, spiegava. E usava le parole, Erri, in modo meraviglioso e sublime. "Ignoro i criteri di valutazione ma dubito che siano adeguati allo scopo. C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco. Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali. Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera. Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza. Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada. Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto. Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un ‘Ma faciteme ‘o piacere’”. Belle, bellissime parole, che in poche ore sono tornate a fare il giro di Internet.
Per verificare se, a distanza di due anni, il pensiero di Erri De Luca sulla sua città di origine fosse cambiato, l’ho chiamato: “Confermo tutto – ha detto con voce ferma – sono un difensore strenuo del luogo da cui provengo e lo difendo da statistiche arbitrarie”.
Dove vede l’arbitrarietà degli indicatori e della classifica? “Nel fatto che la qualità della vita non è fatta solo di servizi pubblici, ma di tante altre cose, quelle che raccontai due anni fa. Per me anche poter andare a mangiare una pizza, mangiarla buona e pagare poco rappresenta un’ottima qualità della vita”.
Ma lei sa che oggi a Napoli più che di qualità della vita bisognerebbe parlare di qualità di sopravvivenza? “Ma quale sopravvivenza! Sopravvivenza è una parola molto seria che bisogna usare con proprietà. Napoli non ha nessun problema di sopravvivenza. Ce li aveva quando io me ne sono andato, a 18 anni, ma ora quella Napoli non esiste più. È cambiata in meglio”.
Provo a spiegargli cosa vuol dire abitarci, in città, viverci quotidianamente. Gli racconto che qui da noi siamo stati senza refezione scolastica fino a fine novembre. E che questo non è normale, perché nelle città dove la qualità della vita è buona la refezione inizia a settembre. Gli ricordo che, dalle nostre parti, se cammino per strada, di sera, a Marianella, a due passi da Scampia, può capitare che 14 pallottole mi colpiscano perché mi scambiano per un pregiudicato che con me non ha niente a che fare. Che non abbiamo risolto il problema spazzatura e che neppure, forse, siamo in grado di farlo da soli. Che qui si muore di tumore e neppure te lo fanno urlare. Che la sanità non funziona, tranne poche eccezioni, che non c’è verde dove portare i tuoi figli, che le strade fanno schifo tanto che neppure i passeggini possono camminare. Che è tutto un tappeto di cemento e macchine tra le quali fare lo slalom con tuo figlio ad altezza dei tubi di scappamento. Che affari non se ne fanno più, che i negozi muoiono ogni giorno, a meno di non pagare il pizzo alla camorra. Che lavoro non ce n’è e persino quello a nero è in crisi. Che, a Napoli, i parcheggiatori abusivi la fanno da padroni, nonostante la legge e i suoi tutori. Che non puoi muoverti con i mezzi pubblici perché la città è immobile.
Ma niente, lui continua a dirmi che Napoli è bellissima, che tutto questo non ha niente a che vedere con la qualità della vita e, a proposito di trasporti, che abbiamo la Metropolitana, che prima non c’era. Sì, Erri, ma ti ho detto che la Circumvesuviana non passa più. “E allora? – mi fa candido – la Circumvesuviana unisce la cintura, non è LA città”. Ma la classifica del Sole riguarda la provincia: che si fa, la bruciamo viva e dimentichiamo che esiste, come quando abbiamo investito sul lungomare e non su Scampia?
Allora gli chiedo se non sia forse che chi è andato via è sempre più nostalgico. Che rimpiange la mozzarella di bufala, il pane cafone, le luci di San Gregorio Armeno, lo splendido lungomare, le “pummarole del piennolo” appese fuori ai negozi, la scaramanzia, gli odori dei vicoli, la cordialità, la gente, Napoli. Che non sia peggio chi se n’è andato che chi resta. Che sono loro, quelli del “Jamm ja!”, i nemici da combattere. Mi risponde di no, che lui non è più indulgente nei confronti della città solo perché è andato via, ma che pensa davvero sia bello viverci.
Gli chiedo se ci tornerebbe, a casa sua, e mi risponde di no: “Ma solo perché abito in un posto isolato e non riuscirei più a vivere in una grande città”. Erri De Luca vive in provincia di Roma, che per qualità della vita è al 21simo posto della classifica de Il Sole 24 Ore, tanto per intenderci. Eppure qualche tempo fa aveva dichiarato, a proposito di Napoli: “Non ho diritto di dirmi suo figlio, non mi è stata madre, ma causa e io sono uno dei suoi effetti”. Anch’io sono uno dei suoi effetti, Erri. Sono nata qui, e Napoli è la mia matrigna. Di colori, suoni, e pizze economiche non si vive. Sono belli, bellissimi da immaginare, ma non ci fanno stare meglio. Non a tutti, almeno. Se hai il pizzaiolo sotto casa, quando vieni dalle nostre parti, sei fortunato.
A questo punto si irrigidisce e la telefonata prende una brutta piega. “Prenda la mia dichiarazione e ci aggiunga la sua. Voglio solo troncare questa telefonata, non mi interessa”, dice frettoloso. Invece forse gli interessa troppo, altrimenti non avrebbe tanta fretta di scappare. Di nuovo, come quando aveva 18 anni.

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