Non sopporto le critiche!
30 Novembre Nov 2012 1120 30 novembre 2012

Il Signore del Venerdì: la donna da pasticceria

La tana del lupo. La tela del ragno. La rete da pesca.
La donna da pasticceria è un esemplare sornione e beffardo. Un predatore infido.
Vive solitamente in branchi monosessuati, nei quali si fa a gara a chi palesa con più veemenza la propria capacità di risata acuta.
L’habitat naturale della donna da pasticceria è composto da paste, pasticcini, cappuccini, cioccolatini, risini. Un insieme di cose piccine piccine, ma che formano tutte insieme tavoli degni di un banchetto di corte.
Anche se nello spazio fisico delimitato dal banco dei pasticcini piccini e dalla vetrina da osservazione si può vedere una pluralità di esemplari di questo genere, ogni branco vive geloso della propria territorialità.
Se la vita nell’oasi dolciaria scorre serena nell’allegro e chiassoso cinguettio continuato, la donna da pasticceria interrompe ogni sua attività al verificarsi di un evento inatteso (anche se costantemente bramato): l’arrivo dell’uomo “estraneo alla pasticceria”.
L’uomo “estraneo alla pasticceria” si differenzia dall’uomo “della donna da pasticceria”. Quest’ultimo è un esemplare generalmente allo stremo delle forze, che la donna da pasticceria si porta appresso in quanto oramai non più autosufficiente. Vive degli avanzi dei pasticcini piccini, si accontenta di un caffè espresso e non parla. Mai.
L’uomo “estraneo alla pasticceria” di solito arriva solo. Prima causa scatenante le attenzioni: preda. Compra un vassoio di pasticcini. Seconda causa scatenante le attenzioni: galante.
La terza causa scatenante le attenzioni è variabile. Dipende da quando l’uomo, preda galante, estrae il portafogli per pagare, nonché da quanto tale portafogli risulti importante: potenzialmente possidente.
Il suo arrivo è causa dei seguenti fenomeni: decrescita dei cinguettii del singolo branco in proporzione alla vicinanza dello stesso. Occhiate fra il tenero istinto materno e il pervertito istinto sodomita, a seconda della quantità di rum presente nel “babàino” e della presenza o meno dell’uomo “della donna da pasticceria”. Il quale, peraltro, in tali situazioni ha la stessa incidenza di Tabacci alle primarie del Pd.
L’uomo “estraneo alla pasticceria” si gioca la propria sopravvivenza in un momento cruciale, che corre tra il pagamento e l’uscita dall’habitat della donna da pasticceria.
È lì che avviene l’attacco.
Il branco di donne da pasticceria sferra l’offensiva con l’esemplare da battaglia, la donna da pasticceria formosa. Di solito è quella che ha preso il suo essere donna da pasticceria nel vero senso della parola. Inglobandosi. Di solito è quella estroversa. Quella che non ha nulla da perdere. Quella che ha la voce più stridula.
Parte all’attacco con un saluto, un complimento disinteressato, un assalto vorace al vassoio appena acquistato, una frase di circostanza sul fatto che l’uomo “estraneo alla pasticceria” non riesca ad uscire in quanto ostacolato fisicamente dal suo culone.
In questo momento l’uomo “estraneo alla pasticceria” si gioca la sopravvivenza.
Se con un sorriso sornione saluta e se ne va, è salvo e pronto a una giornata umana.
Se cede, oltre a veder istantaneamente sacrificato il vassoio appena comprato quale ricompensa che le donne piacenti del branco danno come ricompensa alla donna grassona del branco per il buon lavoro svolto, è finito.
Verrà salutato con uno sguardo malinconico dagli altri uomini “delle donne da pasticceria”, perché ci sono passati tutti.
Ordinerà un caffè espresso.

Il periodo critico del matrimonio è l’ora di colazione” (George Herbert)

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook