A mente fredda
30 Novembre Nov 2012 0918 30 novembre 2012

Stefano Menichini inquadra al meglio il rischio che corrono i due contendenti al ballottaggio

Sulla degenerazione del dibattito sull'accesso al voto per il ballottaggio, mi sento di condividere e di segnalare ai lettori il preoccupato commento di Stefano Menichini su Europa, che secondo me evidenza al meglio i punti fondamentali della questione, quando scrive

Ieri all’errore di un regolamento ristretto poi allargato poi definitivamente ristretto s’è aggiunto da parte di Renzi l’errore grave di voler forzare la situazione non solo con un appello per le nuove iscrizioni, bensì con un mezzo raggiro. Una pessima idea (nata dopo un acceso scambio telefonico tra sindaco e segretario), il cui rimbalzo polemico rischia di far dimenticare all’opinione pubblica la felice serata su RaiUno rispedendo il Pd nel purgatorio delle liti permanenti. Se questa bufera non si placasse, entrambi ci rimetterebbero. Bersani forse vincerebbe con un margine più rassicurante ma con due limitazioni serie: l’ombra delle polemiche e una maggioranza calcolata su una base più ristretta di quella del 25 novembre. Renzi, dopo esser salito al rango di leader, sarebbe ridimensionato a quello antipatico di sfasciacarrozze.

  • Le regole sulla chiusura del voto erano stupide prima e lo restano, ma sono state accolte. Contestarle è legittimo, cambiarle no.
  • Entrambe le parti in causa stanno proponendo cambiamenti inaccettabili: da un lato, il regolamento non prevedeva affatto di scaricare sul'elettore sia l'onere della prova della sua impossibilità a votare al primo turno, sia l'eventuale inefficienza dell'ufficio elettorale provinciale a cui si rivolge (ché questo è il "silenzio-rifiuto" che si sta adottando), quindi le interpretazioni dell'organizzazione esulano da quanto previsto. Dall'altro, il sito di aggregazione di richieste di voto di Renzi probabilmente non viola la lettera del regolamento, ma la aggira, in una prova di forza molto pericolosa.
  • Questo scontro frontale, in cui entrambe le parti essenzialmente vogliono dimostrare di avere o aver acquisito il 25 novembre una centralità tale da poter distorcere le regole come vogliono, espone a rischi enormi che non vale la pena correre. Infatti, una maggiore o minore apertura del voto non modificherà sostanzialmente gli equilibri, e Renzi sarà molto probabilmente sconfitto, ma nessun risultato potrà togliergli il ruolo che ha acquisito, quello di individualità del Partito democratico più popolare e carismatica sul piano nazionale. Se però il partito tutto perderà credibilità, entrambi i contendenti ci rimetteranno in modo forse irrimediabile.
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